mercoledì 20 aprile 2016

Una spola di filo blu, Anne Tyler.

Titolo: Una spola di filo blu.
Autore: Anne Tyler.
Casa Editrice: Guanda.
Pagine: 391.

Trama: "Era uno splendido pomeriggio tutto giallo e verde..." Sempre con queste parole Abby Whitshank inizia a raccontare di quel giorno, nel lontano luglio del 1959, in cui si innamorò di Red, sotto il grande portico di legno che occupa tutta la facciata della casa dove avrebbero cresciuto i loro quattro figli. La casa di famiglia, orgoglio del padre di Red, arrivato a Baltimora negli anni Venti per poi fare carriera come costruttore, ha visto avvicendarsi quattro generazioni di Whitshank e conserva tra le pareti l'eco delle loro storie. Perché ogni famiglia ha le sue storie, che la definiscono e che si tramandano sempre uguali, e i Whitshank sono - o sono convinti di essere - una famiglia speciale, di quelle che irradiano un'invidiabile sensazione di unità. Il loro è un legame indissolubile, fatto di tavolate domenicali, di vacanze tutti insieme da trent'anni nella stessa villa al mare, di piccole tradizioni introdotte da Abby per i bambini e trasmesse ai nipoti. Un legame fatto anche di segreti e mezze verità, di risentimenti stratificati per decenni, di invidie fraterne e aspettative disattese. Con quella capacità di raccontare i suoi personaggi mescolando affetto e ironia, profondità e delicatezza, Anne Tyler riesce in questo suo nuovo romanzo a renderci partecipi delle loro gioie e dei loro fallimenti, a farci ridere e commuovere, a restituire tutta la complessità emotiva della vita vera.


Mi sono approcciata ad Anne Tyler con questo romanzo (candidato al The Man Booker Prize 2015, se non erro). Non conoscevo precedentemente questa autrice. Quando ero a Plymouth ho visto molte volte il libro in libreria, ma non mi sono fidata (purtroppo!) a comprarlo perché mi sembrava troppo difficile. Con il senno di poi lo comprerei e lo divorerei, nonostante l'ostacolo della lingua. 
Avevo regalato questo libro a Natale alla mia mamma e, quando l'ha finito lei, me ne sono impossessata e l'ho letto. Bello bello. Un libro che merita sia per la narrativa che per la storia.

Come scrisse zio Lev "Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo."; ecco, quando ho iniziato il romanzo mi è tornato alla mente l'incipit di Anna Karenina. E credo che questa citazione ben si addica al romanzo.
Non starò a riassumere la storia e le vicende narrate perché molti di voi avranno già letto il libro e chi è un po' in ritardo come me non ha bisogno del mio riassunto, visto che la trama riportata sopra spiega benissimo le vicissitudini narrate. Mi limiterò a fare qualche considerazione in merito al romanzo per spiegarvi perché mi è piaciuto così tanto.
  1. La famiglia Whitshank è una famiglia normale, con i suoi segreti, i suoi problemi e i suoi bei momenti. La Tyler non ci racconta la saga di una famiglia perfetta e nemmeno quella di una famiglia sfortunata in partenza, ma ci parla di una famiglia che potrebbe essere la nostra. Il Lettore così si riconosce in almeno uno dei personaggi, in almeno una delle scene, in almeno una delle ambientazioni, e sorride compiaciuto; 
  2. La narrativa della Tyler è piacevole, scorrevole e allo stesso tempo ricercata. Le pagine scorrono veloci, senza intoppi, facendo crescere nel Lettore la curiosità per quello che avverrà successivamente;
  3. Come per un certo senso di pudore, la Tyler non ci svela i suoi personaggi fin dall'inizio, ma ce li racconta un po' alla volta, creando quel misto di inaspettato e scoperta che tiene incollati alle pagine;
  4. Con fare delicato e rispettoso, l'autrice porta il Lettore a scoprire i lati più intimi e nascosti della famiglia Whitshank, fino agli epiloghi più o meno inaspettati. La delicatezza con la quale le vicende vengono raccontate fanno entrare il Lettore in sintonia con la famiglia e, alla fine, ci si sente quasi parte del clan Whitshank;
  5. La narrazione su più livelli regala quell'ennesimo tocco in più al romanzo, che risulta così davvero interessante ed intrigante (nel senso che attira il Lettore e non permette di staccarsi dalle pagine).
Un romanzo super-consigliato quindi, almeno dal mio punto di vista. Si tratta di una lettura per nulla impegnativa, ma che regala puri momenti di piacere. 
Aspetto i vostri commenti e i vostri pareri, sia che abbiate letto il libro, sia che non lo abbiate letto. Alla prossima!

lunedì 18 aprile 2016

Gruppo di Lettura: Leggiamo Insieme i Classici Russi. Fase #3: UOVA FATALI.

Salve lettori!
Sono qui per introdurvi la terza e ultima (sigh!) fase del nostro gruppo di lettura. Le prime due fasi sono andate molto bene e la partecipazione ha superato ogni mia aspettativa. Introducendovi l'ultima nostra tappa sono un po' triste. In questi mesi il gruppo di lettura ha scandito il tempo e mi ha permesso di conoscere molti di voi e le vostre idee da lettori.

Questo romanzo breve di Michail Bulgakov è la storia tragicomica del professor Vladimir Ipat'evic Pérsikov, insigne scienziato, direttore dell'Istituto Zootecnico di Mosca, autorità indiscussa nel campo dei rettili e degli anfibi, che scopre un "raggio" dalle proprietà straordinarie che ne rende rapidissima e gigantesca la crescita; purtroppo, per l'errore di un burocrate ottuso e zelante, finirà per creare una generazione di orrendi mostri. "Uova fatali" si legge come un racconto di fantascienza, ma è anche una satira del comunismo degli anni della NEP, sfavillante di luci e intriso di ottusità, di chiusure, di entusiasmi ridicoli, di burocratismi insulsi e un ammonimento per quanto si profilava all'orizzonte della nuova URSS: la dittatura di Stalin.

Uova fatali (in russo: Роковые яйца) è un romanzo breve scritto da Michail Afanas'evič Bulgakov nel 1925.


Michail Afanas'evič Bulgakov (Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi.

Il racconto è breve, ma completamente diverso da quello che abbiamo letto fino ad oggi. Io personalmente adoro Bulgakov e i suoi lavori e, nonostante sia un genere particolare e satirico, ho sempre apprezzato la sua produzione. Non so quale edizione avete adottato. Io mi sono procurata una vecchia edizione Millelibri (Tascabili Bompiani), ma qualsiasi edizione va bene.
Inizialmente si era detto di iniziare questo racconto il 2 maggio, ma se mi date un cenno di assenso e va bene per tutti, direi di anticipare al 26 aprile l'inizio della terza fase. Come l'altra volta poi, una volta che tutti avremo concluso la lettura, ne parleremo insieme.

Siete pronti? Questa volta ci spostiamo a Mosca! Preparate il libro che a breve si parte!

giovedì 14 aprile 2016

Presentazione #24: Sabrina Biancu.

Salve lettori!
Tornano sul blog le presentazioni degli autori emergenti e delle loro opere. Oggi conosciamo insieme Sabrina Biancu e la sua raccolta di racconti, Il mondo dell'altrove.

Il libro.

Il mondo dell'altrove di Sabrina Biancu è edito da Marco Del Bucchia Editore. E' acquistabile sul sito della casa editrice.

Il testo è composto da cinque racconti, ognuno dei quali è un misto tra realtà e fantasia. 
Ogni storia, infatti, è in grado di trasportare il lettore in un altro mondo, un luogo magico in cui a partire dall’essere più piccolo e insignificante ognuno non solo può parlare ma fare cose incredibili, mai immaginate prima. 
Luoghi, fiori, animali, e stelle del cielo, ogni cosa è viva e insegna qualcosa d’importante, capace di far avvenire il tanto atteso cambiamento interiore o di destare da una realtà da cui si è intrappolati e non si riesce a uscire. 
La forza da cui attingeranno i protagonisti la troveranno dentro di loro, grazie a una grande fede sempre avuta ma a tratti affievolita a causa di eventi spiacevoli che li hanno portati a dubitare di se stessi, e ritrovata dopo che degli amici inaspettati li hanno aiutati a superare le difficoltà e a ritrovare la fiducia in loro e in qualcosa di più grande di che non li ha mai abbandonati. 
Ogni racconto però, oltre ad avere un forte insegnamento morale, può fare da stimolo per continuare a sognare chi ancora non ha perso il legame tra realtà e fantasia, e che usa l’immaginazione per spaziare nei luoghi interiori e della mente non accessibili a chi ha smesso di sognare e di stupirsi delle meraviglie della vita, e di quei mondi del cuore aperti a chi sa attraversarli ascoltando sempre se stessi. Per chi avesse perso questo contatto, invece, può fare da sprone per ritrovare la strada per un mondo magico, che esisterà sempre ma di cui a volte si perde la via. 
ogni storia viene un po’ da un altro mondo, un mondo che non è qui, è altrove. 
Il prologo e l’epilogo rappresentano due parti della stessa storia, una metafora che descrive l’animo umano, dapprima in tumulto, sconsolato e triste, pieno di problemi e insicurezze, che, nella seconda parte sboccia, grazie alla vicinanza delle persone che lo aiutano a credere in se stesso, a superare le difficoltà e a capire di avere uno scopo nella vita. Fa un viaggio introspettivo lungo e doloroso per arrivare ad essere felice e circondato da tanto amore da dare e ricevere. È come se ogni storia fosse una tappa di quel viaggio, in cui si cresce e si matura un po’ per volta per arrivare ad essere una persona meravigliosa, quella che si è sempre voluto essere ma che sembrava così lontana e non alla propria portata. 
In dettaglio ogni racconto ha qualcosa di diverso da insegnare: con Elia conosceremo l’animo buono di chi mette a disposizione la sua cucina senza chiedere nulla in cambio se non delle chiacchierate; Rosy, bambina viziata, grazie al suo anatroccolo si farà un esame di coscienza per capire cosa deve migliorare; Tea, dopo aver perso il figlio ha smesso di avere amici e di vivere, sarà l’animo buono di un bimbo di nome Pietro a farle capire da dove viene veramente il suo male; Desideria, ragazzina sempre allegra, aveva smesso di sorridere dopo un’epidemia che le aveva deturpato il viso, ma il suo amico André che le vuole molto bene le farà capire che ciò che conta di più è la bellezza interiore; la stellina Irina, infine, a differenza degli altri astri, ha uno scopo nella vita e aiuterà una giovane donna a capire che un amore non corrisposto si deve lasciar andare.

L'autrice.

Sabrina Biancu è nata il 03/12/1981 a Oristano e vive a Baressa. Interessata fin da piccola a comunicare emozioni ed aiutare gli altri, ha capito durante l'adolescenza che voleva fare la scrittrice, quando ha cominciato a partecipare a dei concorsi letterari. È passata dalle poesie ai romanzi, per capire infine che il suo vero interesse sono i racconti fantastici, per riuscire a comunicare che nulla è impossibile se lo si vuole davvero. Il lettore viene trasportato in luoghi magici, che esistono nei sogni, tra realtà e fantasia, che lo aiuteranno a capire se stesso tra personaggi veri e inventati che popolano i diversi racconti. Trae ispirazione dalla vita e dal mondo che la circonda: un bambino, un fiore, una nuvola, ma anche un pensiero che le attraversa la mente, uno stato d’animo positivo, il ricordo di una giornata; cerca di scrivere i racconti allo stesso modo in cui vive la vita, con passione e godendo di ogni momento, così le è più facile metterli nero su bianco e farli diventare un qualcosa che le appartiene. Al momento è iscritta al corso di laurea in scienze dell’educazione e formazione Le piacciono i bambini, gli animali e i libri. Al suo attivo ha due raccolte di racconti, Luce Azzurra (Boopen 2009) e Il mondo dell’altrove (Marco Del Bucchia Editore 2015).


Se ancora siete indecisi se leggere o meno questo libro, qui trovate le prime pagine. Concludo con una citazione che l'autrice ha pensato di regalarci.
Ogni problema ha una soluzione, solo alla morte non c’è rimedio. Se uno cade deve avere la forza di rialzarsi, se uno sbaglia deve capire i suoi errori e andare avanti con consapevolezza, se è in una brutta situazione deve rimboccarsi le maniche e dare una svolta alla sua vita e se non crede in sé deve cercare quella fiducia che gli permetterà di fare ciò che vuole. Non piangerti addosso, non serve a nulla, sii fiducioso, ottimista, credi in te e nelle tue capacità. Trova quello che più sai fare e metti in pratica la tua arte, prima per te stesso e poi per gli altri. Amati incondizionatamente, con tutto te stesso, con la forza che possiedi, e potrai pensare, provare e agire in tutto ciò che sai di riuscire. Tutto si può, basta volerlo. Utilizza tutto questo, destati da questo stato d’insicurezza e paura e realizza la vita che vuoi. Credici con tutto te stesso e con orgoglio e tenacia riuscirai a uscire dallo stato di negatività in cui sei entrato. Una cosa ti chiedo: abbi fiducia, o fede, o speranza, chiamala come vuoi ma abbine tanta, questa è la chiave per aspirare a una vita migliore.

domenica 10 aprile 2016

Pills of books. #10

-Prima o poi- disse Amanda, -sarai un uomo di mezza età e ripensando alla tua vita ti chiederai che ne è della tua famiglia. Quindi salterai su un treno e verrai qui, e quando arriverai a Baltimora troverai una tranquilla domenica pomeriggio con i raggi di sole polveroso che filtrano in diagonale dal lucernario di Penn Station. Uscirai in strada e non ci sarà nessuno ad aspettarti, ma va bene così: nessuno sapeva che saresti arrivato. Però è un po' strano trovarti lì tutto solo, mentre gli altri passeggeri abbracciano qualcuno, salgono in macchina e se ne vanno. Tu vai al parcheggio dei taxi e dai l'indirizzo al tassista. Attraversi la città e vedi tutti i posti familiari: le file di case, i peri da fiore, le donne sedute sui gradini davanti alla porta a guardare i figli che giocano. Poi il taxi svolta in Bounton Road e subito hai una sensazione strana. Sulla tua casa ci sono piccoli segni di abbandono che papà non tollererebbe mai: vernice scrostata e qualche assicella mancante alle persiane. Cemento di colori diversi sul vialetto, strisce di gomma inchiodate sui gradini della veranda, il genere di rattoppi fai da te che nostro padre ha sempre detestato. Impugni la maniglia della porta e la tiri verso di te con quella mossa speciale necessaria per sbloccare la levetta, ma ti accorgi che è chiusa a chiave. Suoni il campanello, ma è rotto. Chiami: "Mamma? Papà?" Nessuno risponde. Gridi: "C'è qualcuno?", ma nessuno si precipita di corsa, nessuno spalanca la porta e dice: "Sei tu! Che bello vederti! Perché non hai chiamato? Saremmo venuti a prenderti in stazione! Sei stanco? Hai fame? Vieni dentro!" Te ne stai lì per un po', ma non riesci a stabilire che cosa fare. Ti giri, guardi la strada e ti chiedi dove siano gli altri. "Magari Jeannie" dici. "O Amanda". Ma lo sai cosa, Denny? Non contare su di me, per farti entrare, perché io sono arrabbiata con te per come ci hai trattati in tutti questi anni, non solo gli ultimi, ma anche tutti quelli prima, perché hai saltato tutte le feste e le vacanze al mare e ti sei perso il trentesimo anniversario di mamma e papà e il trentacinquesimo e la figlia di Jeannie e non sei venuto al mio matrimonio e non hai nemmeno mandato un biglietto o chiamato per farmi gli auguri. Ma più di tutto, Denny, più di tutto: non ti perdonerò mai per aver consumato fino all'ultima goccia dell'attenzione dei nostri genitori e non avere lasciato niente per noi.-


Il mio caro "zio" Lev scrisse: "Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo." (Incipit Anna Karenina) Nessuna citazione potrebbe descrivere meglio quello che ho pensato ieri iniziando la lettura di questo romanzo di Anne Tyler. La famiglia Whitshank appare come una normale e benestante famiglia di Baltimora, ma sotto lo strato di perfezione ed esempio esiste una spessa crosta di problemi, risentimenti e parole dette-non-dette. Penso proprio che questo romanzo mi regalerà grandi emozioni.
Se lo avete letto lasciatemi un vostro commento, senza spoiler però!

giovedì 7 aprile 2016

Gruppo di Lettura: Leggiamo Insieme i Classici Russi. Fase #2: LA MORTE DI IVAN IL'IC, Lev Tolstoj. (recensione e commento)

Salve lettori!
Il tempo vola, le pagine scorrono sotto i nostri occhi e i libri vengono letti tutto d'un fiato. Sembra ieri quando mi sono messa davanti al computer per raccontarvi la prima fase del gruppo di lettura ed invece è già tempo di tirare le somme per la seconda fase.
Come l'altra volta non starò a spiegarvi in cosa consiste il gruppo di lettura, ma se ve lo siete perso fino ad oggi, potete recuperare tutte le informazioni in questo post. 

A marzo abbiamo letto La morte di Ivan Il'ič di Lev Tolstoj.

La morte di Ivan Il'ič (in russo Смерть Ивана Ильича, Smert' Ivana Il'iča), pubblicato per la prima volta nel 1886, è un racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj. È una delle opere più celebrate di Tolstoj, influenzata dalla crisi spirituale dell'autore, che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo. Tema centrale della storia è quello dell'uomo di fronte all'inevitabilità della morte.

La lettura è iniziata lunedì 21 marzo. Per una settimana circa, abbiamo condiviso sulla bacheca dell'evento le nostre impressioni a caldo, per poi passare al confronto vero e proprio.

In quanto mediatrice della discussione ho posto ai partecipanti una serie di domande per capire com'era andato l'incontro con "zio" Lev. Le risposte sono state varie e tutte uniche. Impressioni e pensieri individuali si sono fusi per formare una grande idea collettiva. 
In generale il romanzo è piaciuto ed ha riscosso più successo rispetto al racconto di Dostoevskij letto nella prima fase del gruppo di lettura. Chi si è avvicinato per la prima volta a zio Lev ne è rimasto positivamente affascinato. 
Riportare le risposte di tutti quanti sarebbe impossibile perché il post diventerebbe davvero lungo, quindi, per ogni domanda che ho posto, riporterò soltanto una o due risposte, quelle più particolari o complete, ma senza nulla togliere a tutte le altre (che potrete comunque leggere sulla bacheca dell'evento su Facebook), come del resto ho fatto l'altra volta.

Un paio di impressioni "a caldo" prima di procedere con le domande.

Va che è una bellezza! Tematica difficile, ma si legge in un batter d'occhi. (Cristina S.)

Si legge velocemente, sprona alla riflessione, emoziona. Ma soprattutto credo possa essere uno di quei libri in grado di scuotere la gente dal proprio torpore, un invito a comprendere ciò che è davvero importante, prima che sia troppo tardi. (Erika, La Spaccialibri)

Quale edizione avete adottato? Vi siete trovati bene?

Le edizioni scelte vanno dalla classica Mondadori a Feltrinelli, Rizzoli, Barbes Editori (illustrato). Tante edizioni, tante traduzioni, più spunti di confronto.

Come vi è sembrato lo stile di Tolstoj? 

Lo stile di Tolstoj mi ha colpita in maniera positiva. Ho letto con piacere le sue parole, scorrevoli, a tratti profonde a tratti narrative, una giusta alternanza che ha reso la lettura piacevole. (Martina, Un buon libro e una tazza di thè)

Quale frase vi è rimasta impressa e perché?

"Vivere, vivere come?" aveva chiesto la voce dell'anima. "Sì, vivere, come vivevo prima: bene, in modo piacevole". "Come vivevi prima, bene e in modo piacevole?" aveva chiesto la voce. E lui si era messo a cercare nella propria immaginazione i momenti migliori della sua vita piacevole. Ma, cosa strana, tutti questi momenti migliori della sua vita piacevole, adesso non gli sembravano affatto come gli erano sembrati allora. Tutti, tranne i primi ricordi dell'infanzia. Lì, nell'infanzia, c'era stato qualcosa di effettivamente piacevole, che si poteva rivivere, se fosse stato possibile tornare indietro. Ma quella persona che aveva sperimentato quei momenti piacevoli non c'era ormai più: era come il ricordo di qualcun altro. 
Credo che sia invece fondamentale godere appieno di ogni momento, la vita è solo una e indietro non si torna. Certo, ci saranno atteggiamenti o gesti compiuti che avremmo voluto non fare e questo stralcio mi ha fatto capire, ancora di più, quanto invece sia prezioso ogni istante! (Cristina S.)


Nessuna frase in particolare, ma molti momenti di consapevolezza. (Erika, La Spaccialibri)

C'è qualcosa che proprio non avete capito? Un passaggio, una frase, un comportamento del protagonista?

Nessun punto oscuro nella lettura di questo racconto di Tolstoj, ma moltissimi spunti di riflessione personale.

Leggerete ancora Tolstoj in futuro?

Non so se rileggerò altro di questo autore perché non mi ha colpito particolarmente il suo modo di scrivere, il racconto in sé non l'ho trovato troppo eccezionale però del personaggio di Ivan posso dire che l'ho trovato molto materialista ed egoista e a tratti antipatico e solo alla fine mi è sembrato umano. La prima cosa che ho pensato è stata: quanto è antipatica ed egoista la moglie, il marito è morto da poco e lei subito pensa a come spillare soldi allo stato. (Serena P.)

Come Dostoevskij, credo proprio di si, anche se anche per me è rimasto più nel cuore questo testo che "Notti Bianche" ed è mooolto strano per me, un'eterna romantica. (Cristina S.)

Cito "La morte e il sesso. Sono i due inesauribili motivi d'angoscia di Tolstoj eresiarca: tutto il resto era chiaro, lampante addirittura, il mondo intero si poteva ricostruire sulle fondamenta che Tolstoj aveva cominciato a scoprire alla fine degli anni Settanta - nei Vangeli, nelle teologie fondamentaliste delle sette russe, nei teorici statunitensi della non-violenza e nella rivoluzione economica immaginata da Henry George, statunitense anche lui. Tutto quadrava...". Cosa ve ne pare? Quale impressione vi hanno dato il racconto e il protagonista?

Il tema del sesso non è per me così presente all'interno del libro. La morte invece si, ovviamente, è la grande protagonista del racconto e il grande motivo d'angoscia del protagonista. Devo essere sincera però, mi sono rivista molto in quell'uomo spaventato, ho capito le sue paure, perché anche io sarei spaventata dalla morte, anche se magari per motivi diversi. (Martina, Un buon libro e una tazza di thè)

La morte è la grande protagonista, compagna fedele negli ultimi giorni. Il pensiero di abbandonare la vita senza aver vissuto, o peggio avendo sbagliato scelte di vita. Uno sprone a non perdere tempo, a vivere e a godere di ciò che si ha nell'essenza delle cose, andando oltre la superficialità di oggetti e suppellettili che resteranno un giorno dopo di noi con tutta la loro inutilità. (Erika, La Spaccialibri)

Qual è stata la prima cosa che avete pensato leggendo il racconto?

Ero incuriosita dalla presentazione dei personaggi, cercavo di comprendere dove volesse andare a parare e poi all'improvviso è stato tutto lampante. Come una giornata nuvolosa che alla fine decide cosa farne della pioggia che porta con sé. Mi è caduta addosso sempre più forte la consapevolezza del protagonista e assieme tutta la sua paura e frustrazione per l'impossibilità di tornare indietro. L'accettazione spaventata della fine imminente. (Erika, La Spaccialibri)

Un giudizio globale sul racconto e su Tolstoj.

Un monito per ciascuno. Un incoraggiamento alla vita. Quella vera. (Erika, La Spaccialibri)

Un bellissimo libro, una storia profonda e carica di spunti di riflessione! (Martina, Un buon libro e una tazza di thè)


Nota della mediatrice (che sarei io, ma fa più pomposo scrivere così!, concedetemelo). Quando ho scelto questo racconto di Tolstoj non sapevo quale sarebbe stata la reazione dei partecipanti al gruppo di lettura. Ero cosciente del fatto che il tema centrale fosse la morte, ma non potevo essere altrettanto certa che questo tema e lo stile di Tolstoj avrebbero riscosso un buon successo. Sono rimasta piacevolmente colpita nel constatare che non solo Tolstoj e il suo racconto erano stati apprezzati, ma che erano stati apprezzati di più di Dostoevskij. Non avrei potuto sperare in un risultato migliore. 
So che molte persone hanno letto con noi questo racconto, ma che, per motivi personali o timidezza, non hanno voluto/potuto condividere con noi le loro opinioni. Vorrei rassicurare queste persone e ricordare che la discussione rimane sempre aperta, anche quando una fase del gruppo di lettura è chiusa.
Detto questo, non mi resta che ringraziare tutti i partecipanti e tutte le ragazze che hanno condiviso le proprie opinioni con me e voi. Io vi do appuntamento al 2 maggio per la terza e ultima fase del gruppo di lettura.: leggeremo insieme Uova fatali di Bulgakov.