venerdì 29 aprile 2016

Le Beatrici, Stefano Benni.

Titolo: Le Beatrici.
Autore: Stefano Benni.
Casa Editrice: Feltrinelli.
Pagine: 92.

Trama: Otto monologhi al femminile. Una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un'adolescente crudele e una donna-lupo. Un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno "spartito" di voci, un'opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione. Tra un monologo e l'altro, sei poesie e due canzoni.



Non avevo mai letto Benni. O meglio. Avevo leggiucchiato qualcosa di suo moltissimi anni fa, ma senza convinzione, più per moda che per interesse. Non lo sentivo come un autore adatto alle mie corde, sebbene mi incuriosisca da sempre. Poi, alcune settimane fa, ho visto il video qui sotto di Cimdrp su Youtube e ho avuto una folgorazione. Volevo assolutamente leggere il libro dal quale era tratto quel monologo che mi aveva incuriosita e divertita. Così ho comprato il libro.


Il libro si legge tutto in pochissime ore, scorre che è una meraviglia e fa riflettere divertendo. Non credo ci sia bisogno di dilungarsi su argomentazioni a proposito dello stile di Benni e via dicendo, quindi non dirò nulla. Tanto lo conoscete e l'avete letto tutti, anche prima di me. 
Vi dico soltanto che dopo aver letto questa raccolta di monologhi mi è venuta voglia di provare altro di questo scrittore. Quindi, se avete consigli, fatevi avanti!

Questo libro è entrato tra i miei preferiti, ma non tra gli imperdibili (per ora!). Dico 'per ora' perché potrei anche rileggerlo e cambiare idea. Sicuramente lo regalerò se ne avrò l'occasione (un'altra copia, non la mia, si intende!) perché merita davvero.
Se lo avete letto lasciatemi un commento! Alla prossima.

martedì 26 aprile 2016

Presentazione #25: Stefano Mancini.

Salve lettori!
Eccomi qui anche oggi a presentarvi un autore e la sua opera. Come potete notare sbirciando la copertina qui sotto, il libro in questione non è esattamente il mio genere, ma come ben sapete io sono sempre contenta di ospitare qui sul blog generi diversi, anche per consentire a voi che mi seguite con affetto di scoprire lavori che possono interessarvi.

Il libro.

Un ragazzo in fuga da qualcosa che non doveva essere liberato. È l’inizio della fine. Quattro secoli dopo, il mondo è un ammasso purulento. Una pestilenza ha spazzato via quasi ogni forma di vita, e il gelo ha stretto nella sua morsa gli ultimi superstiti.
Quando la setta eretica della Mors Atra trafuga la più potente reliquia della Chiesa di Nergal, ultimo faro contro la decadenza, padre Oberon si ribella. E convoca Eckhard, devoto cavaliere della Fratellanza. Ispirato dalla fede, questi darà vita a uno spietato inseguimento sulle tracce della ladra Shree e del suo insolito compagno di viaggio, un eretico appartenente alla razza dei gha’unt.
Perché la reliquia va recuperata a ogni costo. O il suo terribile segreto trascinerà nel baratro la chiesa, condannando il mondo all'oblio.




L'autore.

Stefano Mancini, laureato in giornalismo è iscritto all'Ordine dei professionisti dal 2005, lavora come redattore presso un’importante testata nazionale ed è direttore dell’agenzia “Aragorn servizi editoriali”. 
Ha pubblicato l’acclamata trilogia high-fantasy composta dai romanzi Le paludi d’Athakah, Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei (Linee Infinite edizioni, 2013-2015), terza classificata al prestigioso Premio Cittadella 2016. I suoi altri libri sono: La spada dell’elfo (Runde Taarn edizioni, 2010) e Il labirinto degli inganni (AndreaOppureEditore, 2005).


Estratto da un'intervista all'autore.

Perché qualcuno dovrebbe leggere il tuo libro? 
Beh, il mio parere potrebbe essere di parte, ma trovo che sia una bellissima storia, con un’ambientazione molto particolare e affascinante, un ritmo serrato e dei personaggi molto ben caratterizzati. Penso sempre che la lettura sia anche evasione dalla realtà quotidiana: il mio nuovo romanzo, dunque, penso possa offrire ai lettori qualche ora di piacevole intrattenimento e perché no, anche trasmettere qualcosa. 

Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione? 
Trovo questo romanzo fortemente innovativo, tanto che sarebbe, anche provandoci, difficile classificarlo in un genere specifico. È un po’ fantasy e un po’ distopico; un po’ storico e un po’ thriller. Ogni elemento, tuttavia, è fuso con gli altri in maniera inestricabile e funzionale, in modo che il risultato sia omogeneo e tutt'altro che confusionario. La commistione credo, anzi, che dia un notevole “quid” in più a tutto il libro. Il lettore che si avvicina a “Pestilentia” non si faccia spaventare dal trovarsi di fronte un libro originale, perché mi sento di assicurare che il risultato è valido sotto ogni punto di vista. 

Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione? 
La storia nasce da un’idea ben precisa, quella di raccontare un fantasy innovativo, con tinte gotiche e un po’ dark. Mi piaceva soprattutto l’idea di dargli un’ambientazione estremamente caratterizzata, una di quelle che entrasse nella pelle dei lettori e fosse vissuta quasi alla stregua di un vero e proprio personaggio. Poi, come spesso succede, il testo ha preso una sua strada e io non ho fatto altro che seguirla, inserendo via via nuovi elementi.  

Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi – per proporlo all'attenzione dei tuoi potenziali lettori? 
Avendo ormai una certa esperienza in questo campo, di solito mi affido molto al web. Social network, siti internet e blog sono il canale migliore per farsi conoscere e per far conoscere i propri libri. Ed è quello che faccio, attraverso interviste, recensioni e segnalazioni, proprio come in questo caso. 

Tre persone da ringraziare. 
Sicuramente il mio editore Astro Edizioni per “Pestilentia”, nella persona del suo direttore editoriale Francesca Costantino. Poi Cristina Pace, che cura la mia pagina Facebook autore con grandissima capacità. E infine i miei lettori, che con il loro sostegno mi spingono a scrivere sempre di più.

mercoledì 20 aprile 2016

Una spola di filo blu, Anne Tyler.

Titolo: Una spola di filo blu.
Autore: Anne Tyler.
Casa Editrice: Guanda.
Pagine: 391.

Trama: "Era uno splendido pomeriggio tutto giallo e verde..." Sempre con queste parole Abby Whitshank inizia a raccontare di quel giorno, nel lontano luglio del 1959, in cui si innamorò di Red, sotto il grande portico di legno che occupa tutta la facciata della casa dove avrebbero cresciuto i loro quattro figli. La casa di famiglia, orgoglio del padre di Red, arrivato a Baltimora negli anni Venti per poi fare carriera come costruttore, ha visto avvicendarsi quattro generazioni di Whitshank e conserva tra le pareti l'eco delle loro storie. Perché ogni famiglia ha le sue storie, che la definiscono e che si tramandano sempre uguali, e i Whitshank sono - o sono convinti di essere - una famiglia speciale, di quelle che irradiano un'invidiabile sensazione di unità. Il loro è un legame indissolubile, fatto di tavolate domenicali, di vacanze tutti insieme da trent'anni nella stessa villa al mare, di piccole tradizioni introdotte da Abby per i bambini e trasmesse ai nipoti. Un legame fatto anche di segreti e mezze verità, di risentimenti stratificati per decenni, di invidie fraterne e aspettative disattese. Con quella capacità di raccontare i suoi personaggi mescolando affetto e ironia, profondità e delicatezza, Anne Tyler riesce in questo suo nuovo romanzo a renderci partecipi delle loro gioie e dei loro fallimenti, a farci ridere e commuovere, a restituire tutta la complessità emotiva della vita vera.


Mi sono approcciata ad Anne Tyler con questo romanzo (candidato al The Man Booker Prize 2015, se non erro). Non conoscevo precedentemente questa autrice. Quando ero a Plymouth ho visto molte volte il libro in libreria, ma non mi sono fidata (purtroppo!) a comprarlo perché mi sembrava troppo difficile. Con il senno di poi lo comprerei e lo divorerei, nonostante l'ostacolo della lingua. 
Avevo regalato questo libro a Natale alla mia mamma e, quando l'ha finito lei, me ne sono impossessata e l'ho letto. Bello bello. Un libro che merita sia per la narrativa che per la storia.

Come scrisse zio Lev "Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo."; ecco, quando ho iniziato il romanzo mi è tornato alla mente l'incipit di Anna Karenina. E credo che questa citazione ben si addica al romanzo.
Non starò a riassumere la storia e le vicende narrate perché molti di voi avranno già letto il libro e chi è un po' in ritardo come me non ha bisogno del mio riassunto, visto che la trama riportata sopra spiega benissimo le vicissitudini narrate. Mi limiterò a fare qualche considerazione in merito al romanzo per spiegarvi perché mi è piaciuto così tanto.
  1. La famiglia Whitshank è una famiglia normale, con i suoi segreti, i suoi problemi e i suoi bei momenti. La Tyler non ci racconta la saga di una famiglia perfetta e nemmeno quella di una famiglia sfortunata in partenza, ma ci parla di una famiglia che potrebbe essere la nostra. Il Lettore così si riconosce in almeno uno dei personaggi, in almeno una delle scene, in almeno una delle ambientazioni, e sorride compiaciuto; 
  2. La narrativa della Tyler è piacevole, scorrevole e allo stesso tempo ricercata. Le pagine scorrono veloci, senza intoppi, facendo crescere nel Lettore la curiosità per quello che avverrà successivamente;
  3. Come per un certo senso di pudore, la Tyler non ci svela i suoi personaggi fin dall'inizio, ma ce li racconta un po' alla volta, creando quel misto di inaspettato e scoperta che tiene incollati alle pagine;
  4. Con fare delicato e rispettoso, l'autrice porta il Lettore a scoprire i lati più intimi e nascosti della famiglia Whitshank, fino agli epiloghi più o meno inaspettati. La delicatezza con la quale le vicende vengono raccontate fanno entrare il Lettore in sintonia con la famiglia e, alla fine, ci si sente quasi parte del clan Whitshank;
  5. La narrazione su più livelli regala quell'ennesimo tocco in più al romanzo, che risulta così davvero interessante ed intrigante (nel senso che attira il Lettore e non permette di staccarsi dalle pagine).
Un romanzo super-consigliato quindi, almeno dal mio punto di vista. Si tratta di una lettura per nulla impegnativa, ma che regala puri momenti di piacere. 
Aspetto i vostri commenti e i vostri pareri, sia che abbiate letto il libro, sia che non lo abbiate letto. Alla prossima!

lunedì 18 aprile 2016

Gruppo di Lettura: Leggiamo Insieme i Classici Russi. Fase #3: UOVA FATALI.

Salve lettori!
Sono qui per introdurvi la terza e ultima (sigh!) fase del nostro gruppo di lettura. Le prime due fasi sono andate molto bene e la partecipazione ha superato ogni mia aspettativa. Introducendovi l'ultima nostra tappa sono un po' triste. In questi mesi il gruppo di lettura ha scandito il tempo e mi ha permesso di conoscere molti di voi e le vostre idee da lettori.

Questo romanzo breve di Michail Bulgakov è la storia tragicomica del professor Vladimir Ipat'evic Pérsikov, insigne scienziato, direttore dell'Istituto Zootecnico di Mosca, autorità indiscussa nel campo dei rettili e degli anfibi, che scopre un "raggio" dalle proprietà straordinarie che ne rende rapidissima e gigantesca la crescita; purtroppo, per l'errore di un burocrate ottuso e zelante, finirà per creare una generazione di orrendi mostri. "Uova fatali" si legge come un racconto di fantascienza, ma è anche una satira del comunismo degli anni della NEP, sfavillante di luci e intriso di ottusità, di chiusure, di entusiasmi ridicoli, di burocratismi insulsi e un ammonimento per quanto si profilava all'orizzonte della nuova URSS: la dittatura di Stalin.

Uova fatali (in russo: Роковые яйца) è un romanzo breve scritto da Michail Afanas'evič Bulgakov nel 1925.


Michail Afanas'evič Bulgakov (Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi.

Il racconto è breve, ma completamente diverso da quello che abbiamo letto fino ad oggi. Io personalmente adoro Bulgakov e i suoi lavori e, nonostante sia un genere particolare e satirico, ho sempre apprezzato la sua produzione. Non so quale edizione avete adottato. Io mi sono procurata una vecchia edizione Millelibri (Tascabili Bompiani), ma qualsiasi edizione va bene.
Inizialmente si era detto di iniziare questo racconto il 2 maggio, ma se mi date un cenno di assenso e va bene per tutti, direi di anticipare al 26 aprile l'inizio della terza fase. Come l'altra volta poi, una volta che tutti avremo concluso la lettura, ne parleremo insieme.

Siete pronti? Questa volta ci spostiamo a Mosca! Preparate il libro che a breve si parte!

giovedì 14 aprile 2016

Presentazione #24: Sabrina Biancu.

Salve lettori!
Tornano sul blog le presentazioni degli autori emergenti e delle loro opere. Oggi conosciamo insieme Sabrina Biancu e la sua raccolta di racconti, Il mondo dell'altrove.

Il libro.

Il mondo dell'altrove di Sabrina Biancu è edito da Marco Del Bucchia Editore. E' acquistabile sul sito della casa editrice.

Il testo è composto da cinque racconti, ognuno dei quali è un misto tra realtà e fantasia. 
Ogni storia, infatti, è in grado di trasportare il lettore in un altro mondo, un luogo magico in cui a partire dall’essere più piccolo e insignificante ognuno non solo può parlare ma fare cose incredibili, mai immaginate prima. 
Luoghi, fiori, animali, e stelle del cielo, ogni cosa è viva e insegna qualcosa d’importante, capace di far avvenire il tanto atteso cambiamento interiore o di destare da una realtà da cui si è intrappolati e non si riesce a uscire. 
La forza da cui attingeranno i protagonisti la troveranno dentro di loro, grazie a una grande fede sempre avuta ma a tratti affievolita a causa di eventi spiacevoli che li hanno portati a dubitare di se stessi, e ritrovata dopo che degli amici inaspettati li hanno aiutati a superare le difficoltà e a ritrovare la fiducia in loro e in qualcosa di più grande di che non li ha mai abbandonati. 
Ogni racconto però, oltre ad avere un forte insegnamento morale, può fare da stimolo per continuare a sognare chi ancora non ha perso il legame tra realtà e fantasia, e che usa l’immaginazione per spaziare nei luoghi interiori e della mente non accessibili a chi ha smesso di sognare e di stupirsi delle meraviglie della vita, e di quei mondi del cuore aperti a chi sa attraversarli ascoltando sempre se stessi. Per chi avesse perso questo contatto, invece, può fare da sprone per ritrovare la strada per un mondo magico, che esisterà sempre ma di cui a volte si perde la via. 
ogni storia viene un po’ da un altro mondo, un mondo che non è qui, è altrove. 
Il prologo e l’epilogo rappresentano due parti della stessa storia, una metafora che descrive l’animo umano, dapprima in tumulto, sconsolato e triste, pieno di problemi e insicurezze, che, nella seconda parte sboccia, grazie alla vicinanza delle persone che lo aiutano a credere in se stesso, a superare le difficoltà e a capire di avere uno scopo nella vita. Fa un viaggio introspettivo lungo e doloroso per arrivare ad essere felice e circondato da tanto amore da dare e ricevere. È come se ogni storia fosse una tappa di quel viaggio, in cui si cresce e si matura un po’ per volta per arrivare ad essere una persona meravigliosa, quella che si è sempre voluto essere ma che sembrava così lontana e non alla propria portata. 
In dettaglio ogni racconto ha qualcosa di diverso da insegnare: con Elia conosceremo l’animo buono di chi mette a disposizione la sua cucina senza chiedere nulla in cambio se non delle chiacchierate; Rosy, bambina viziata, grazie al suo anatroccolo si farà un esame di coscienza per capire cosa deve migliorare; Tea, dopo aver perso il figlio ha smesso di avere amici e di vivere, sarà l’animo buono di un bimbo di nome Pietro a farle capire da dove viene veramente il suo male; Desideria, ragazzina sempre allegra, aveva smesso di sorridere dopo un’epidemia che le aveva deturpato il viso, ma il suo amico André che le vuole molto bene le farà capire che ciò che conta di più è la bellezza interiore; la stellina Irina, infine, a differenza degli altri astri, ha uno scopo nella vita e aiuterà una giovane donna a capire che un amore non corrisposto si deve lasciar andare.

L'autrice.

Sabrina Biancu è nata il 03/12/1981 a Oristano e vive a Baressa. Interessata fin da piccola a comunicare emozioni ed aiutare gli altri, ha capito durante l'adolescenza che voleva fare la scrittrice, quando ha cominciato a partecipare a dei concorsi letterari. È passata dalle poesie ai romanzi, per capire infine che il suo vero interesse sono i racconti fantastici, per riuscire a comunicare che nulla è impossibile se lo si vuole davvero. Il lettore viene trasportato in luoghi magici, che esistono nei sogni, tra realtà e fantasia, che lo aiuteranno a capire se stesso tra personaggi veri e inventati che popolano i diversi racconti. Trae ispirazione dalla vita e dal mondo che la circonda: un bambino, un fiore, una nuvola, ma anche un pensiero che le attraversa la mente, uno stato d’animo positivo, il ricordo di una giornata; cerca di scrivere i racconti allo stesso modo in cui vive la vita, con passione e godendo di ogni momento, così le è più facile metterli nero su bianco e farli diventare un qualcosa che le appartiene. Al momento è iscritta al corso di laurea in scienze dell’educazione e formazione Le piacciono i bambini, gli animali e i libri. Al suo attivo ha due raccolte di racconti, Luce Azzurra (Boopen 2009) e Il mondo dell’altrove (Marco Del Bucchia Editore 2015).


Se ancora siete indecisi se leggere o meno questo libro, qui trovate le prime pagine. Concludo con una citazione che l'autrice ha pensato di regalarci.
Ogni problema ha una soluzione, solo alla morte non c’è rimedio. Se uno cade deve avere la forza di rialzarsi, se uno sbaglia deve capire i suoi errori e andare avanti con consapevolezza, se è in una brutta situazione deve rimboccarsi le maniche e dare una svolta alla sua vita e se non crede in sé deve cercare quella fiducia che gli permetterà di fare ciò che vuole. Non piangerti addosso, non serve a nulla, sii fiducioso, ottimista, credi in te e nelle tue capacità. Trova quello che più sai fare e metti in pratica la tua arte, prima per te stesso e poi per gli altri. Amati incondizionatamente, con tutto te stesso, con la forza che possiedi, e potrai pensare, provare e agire in tutto ciò che sai di riuscire. Tutto si può, basta volerlo. Utilizza tutto questo, destati da questo stato d’insicurezza e paura e realizza la vita che vuoi. Credici con tutto te stesso e con orgoglio e tenacia riuscirai a uscire dallo stato di negatività in cui sei entrato. Una cosa ti chiedo: abbi fiducia, o fede, o speranza, chiamala come vuoi ma abbine tanta, questa è la chiave per aspirare a una vita migliore.