venerdì 19 dicembre 2014

La frase della settimana #6.

Nuovo appuntamento con "La frase della settimana". Visto che questo è l'ultimo numero della rubrica prima delle feste natalizie, ho deciso di scegliere nuovamente una frase che riguarda il Natale. Promesso che è l'ultima volta! La prossima settimana sceglierò qualcosa di diverso perché non voglio annoiarvi troppo e trasformarvi nel Grinch. 

Chi regala qualcosa di grande non trova riconoscenza, perché chi lo riceve ha già troppo peso nell'accettarlo.
(Friedrich Nietzsche)


Premetto di aver sempre avuto un rapporto difficile con filosofi e grandi pensatori, quindi analizzerò questa citazione di Nietzsche fuori dal suo contesto, ovvero Umano, troppo umano, e la tratterò in modo semplice cercando di esprimere i miei pensieri leggendola. Gli amanti della filosofia mi scuseranno se uscirò da quello che il buon Friedrich voleva dire.

Natale. Manca una settimana a Natale e la corsa ai regali è sempre più agguerrita. Tutti a cercare il regalo perfetto, meglio se costoso, in questa società consumista. La maggior parte della gente è convinta che regalando un articolo da centinaia di euro, il destinatario sarà felicissimo. Invece spesso sale l'imbarazzo. In un periodo come questo, in cui lo spettro della crisi dilaga e la gente si conta i centesimi in tasca, ricevere un regalo costosissimo non sempre mette a proprio agio. Un pensiero più modesto, forse, sarebbe più adatto.

E allora faccio un appello! Non fate la fila fuori dai megastore di elettronica per comprare computer, smartphone e accessori vari, pensate ad un regalo originale, diverso, più economico, ma che sicuramente riscuoterà grande successo. Otterrete un ottimo risultato e chi lo riceverà non si sentirà a disagio.

Io regalo sempre piccole cose. Un libro, un piccolo addobbo o qualcosa di utile. L'effetto sorpresa e gioia saranno assicurati!
Non dobbiamo pensare al prezzo di un oggetto come all'unica cosa che conta. Quello che conta è il pensiero, il sentimento, l'intenzione con cui si fa un regalo.  Con questo spirito compriamo gli ultimi regali che ci mancano! Chi li riceverà ne sarà soddisfatto e ci ringrazierà di cuore.

Mi fermo qui. Credo che quel che si poteva dire è stato detto (anzi scritto). Vi è andata bene! Stavolta il monologo è durato pochissimo! Alla prossima settimana. Con una frase che non riguarderà le Feste, questa è una promessa!


giovedì 18 dicembre 2014

IntervistAutore #5: Alessandra Pari.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Stavolta conosciamo insieme Alessandra, giovane poetessa, con al suo attivo ben tre raccolte di poesie.


Nome, Cognome, Età.
Alessandra Pari, 26 anni.

Professione. 
Neolaureata logopedista in cerca di lavoro (si spera!) e di esperienze formative ulteriori.

Aspirazioni professionali. 
Logopedista per la riabilitazione dell'adulto, in particolare per la disfagia, sarebbe il mio sogno.


Raccontaci qualcosa di te.
Ci sono troppi tratti di me e della mia personalità che devo ancora capire, gli altri mi definiscono surreale, enigmatica, ironica, ultrasensibile, emotiva, cervellotica, osservatrice....
Mi piace fare un po' di tutto. Nel tempo libero mi diletto con scrittura, lettura, pittura, disegno, creazione di oggettini (da autodidatta) e grafica. Adoro la musica ed ogni tipo di ballo. Sono appassionata di ginnastica ritmica e collaboro con un forum che parla di questo magnifico sport. Sono curiosa e mi piace apprendere cose nuove, conoscere. Ah, sono un'amante dei gatti.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Temevo ci sarebbe stata una domanda del genere....ehm...non so rispondere!! A caldo mi vengono in mente dei titoli, che però cambiano dopo 2 secondi.. Il fatto è che ogni libro mi ha lasciato qualcosa, un insegnamento, uno spunto di riflessione, un messaggio, anche solo una parola nuova da apprendere e da aggiungere al mio vocabolario.
Per quanto riguarda gli autori, cercherò di limitarmi a 5 di prosa (Potok, Calvino, Allende, ma tutti i sudamericani ora che ci penso, Pirandello, Benni) e 5 di poesia (Dante, Pascoli, Montale, Merini, Leopardi...permettimi di aggiungere la Szymborska, che sto scoprendo recentemente).

Visto quanti sono i tuoi autori preferiti, sarà impossibile sapere da te quali autori hanno ispirato o ispirano tuttora la tua scrittura. Ma io te lo chiedo lo stesso! Quali autori ti hanno ispirata nel tempo?
Come strutture metriche penso abbiano avuto influenza soprattutto Dante e Ariosto poiché mi ha sempre colpito la loro capacità di rendere musicale la scrittura. Mi piace l'uso della rima, cosa che tende a scomparire e viene vista come una cosa quasi infantile nell'era moderna. E' un peccato. Ho studiato ed approfondito soprattutto i poeti del Novecento italiano e, forse anche inconsciamente, qualcosa ho raccolto anche da loro. Ultimamente ho trovato una certa affinità con la Szymbroska, soprattutto nel riuscire a parlare in versi delle tematiche più svariate: per me è stata una grande scoperta questa autrice.

Potendo scegliere un poeta del passato, con chi ti piacerebbe incontrarti per un tè e quattro chiacchiere? 
Forse con Dante Alighieri... mi piacerebbe parlar con lui a terzine di endecasillabi a rima incatenata.. un po' come fanno tra loro i rapper moderni.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
In realtà non ricordo un inizio preciso. Anzi, una cosa buffa è che il tipo di compito in classe che odiavo maggiormente era il tema, sin dalle elementari! Forse perché dovevo rimanere in una traccia e non mi sentivo libera di spaziare con il pensiero.
Penso sia scaturita dalla lettura, pensando che anche io, come gli autori dei libri che amavo, avrei voluto lasciare una traccia di me, un mio pensiero, raccontare qualcosa a me stessa e agli altri, magari condividere le mie piccole esperienze.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Ho cominciato a raccogliere le mie poesie a partire dagli 11 anni circa, riguardando le date. Ricordo un bisogno sempre molto forte di "sfogarmi" affidando i miei pensieri alla carta e poi di rileggerli nel tempo. La mia scrittura in realtà non è molto regolare, dipende dai periodi. Ci sono mesi in cui non tocco penna e giorni in cui, invece, non riesco a staccarmi da essa e, se mi viene in mente un verso, anche nel dormiveglia alle 4 del mattino, non c'è niente da fare: devo scriverlo!
In modo "serio" non saprei, non mi prendo mai troppo sul serio. Forse, da quando ho deciso di pubblicare qualcosa, ammetto di aver sentito un maggiore senso di responsabilità verso i miei futuri lettori, per il messaggio che trasmettevo.

Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere quando scrivi? Ci riesci sempre? 
Ogni poesia è autonoma e trasmette il suo messaggio, dipende dall'argomento di cui sto parlando. Ma è più divertente lasciare che sia il lettore a dare un suo senso, una sua interpretazione personale, in base al suo vissuto e alle sensazioni che per lui è giusto siano mosse in quel momento. Di base c'è più che altro un desiderio che qualcuno si rispecchi e possa sentirsi capito e meno solo. Quanto è bello quando ci sentiamo capiti da qualcuno?

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Ho completato tre raccolte di poesie.
Sognatori arrugginiti, pubblicato nel 2010, è dedicato alle persone che, a forza di star sotto la pioggia, sotto le intemperie della vita, rischiano di arrugginirsi, ma tra loro c'è chi continua a sognare... Siamo tutti un po' sognatori arrugginiti ma "la nostra fiammella rimane accesa". Queste poesie raccontano sia i sogni che ci fanno brillare, sia le ruggini che rischiano di bloccare gli ingranaggi delle nostre vite.
Raccontami le tue follie, pubblicato nel 2011, è uno sfogo personale sulla problematica dei disturbi d'ansia e depressione, ma anche un aiuto verso gli altri, che si possono rispecchiare e non sentirsi soli in questa situazione. Vuole essere un incoraggiamento, dato dalla consapevolezza che se ne esce. Poesie su questi disagi, quindi, che rispecchiano un periodo personale non facile, ma anche poesie su semplici emozioni quotidiane, che sa cogliere chi nutre un animo profondo ed attento ai piccoli particolari...per sdrammatizzare: da coloro che lo hanno letto, è stato eletto (scusa il gioco di parole) "libro più deprimente dell'anno!". 
Crisalidi, pubblicato nel 2013, contiene, come da titolo, delle semplici crisalidi: piccole poesie che vogliono prendere il volo, ancora chiuse nel bozzolo delle pagine, aspettano di librarsi nell'aria e nell'anima di qualche lettore.
Non sono raccolte monotematiche e questa scelta è stata criticata da alcuni, ma a me piace variare e ritengo che così siano più accattivanti. I temi principali che attraversano tutti i libri sono: riflessioni personali, esperienze, paure, natura e suoi fenomeni, universo, amore, ricordi, emozioni umane, scuola e lavoro, sogni, viaggi, mare, animali, persone...

Come mai, tra tutti i generi di scrittura, hai scelto di esprimere te stessa attraverso la poesia? La poesia ti è più congeniale di altre forme di scrittura?
Non lo so, mi dà un senso di libertà. I versi permettono di creare musicalità, dare risalto a certe parole, anche solo graficamente o con un gioco di accenti. Mi sembra più affascinante. E poi ogni volta che provo a scrivere qualcosa in prosa, mi inchiodo alla seconda riga.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidata ad una casa editrice o hai fatto da te?
Dopo tentativi e concorsi vari, essendo stata ignorata dal mondo dell'editoria, ho deciso di autoprodurmi. Per caso, un giorno al mare, stavo sfogliando un giornale abbandonato al tavolino del bar e mi è caduto lo sguardo su un trafiletto che diceva "Diventare editori di se stessi con Repubblica è possibile", in cui era riportato il link al sito Il mio libro. Da lì è iniziata l'avventura. I costi non erano proibitivi e quindi ho pensato "perché no?". Tra l'altro, vi è la possibilità di disegnare le copertine dei propri libri, così ne ho approfittato per fondere due passioni.

Dopo aver autoprodotto tre raccolte di poesie, ti senti soddisfatta della tua scelta di "fare da sola" oppure, potendo tornare indietro, continueresti nella ricerca di una casa editrice per pubblicare i tuoi lavori?
Sono felice così, per me la scrittura è un passatempo, una terapia quasi, non vorrei diventasse un lavoro.. Sinceramente questo modo di autopubblicare mi piace, non devo subire correzioni dall'alto od adattamenti, mi sento più spontanea.

Infine, la fatidica domanda: e-book  o libro cartaceo?
Cartaceo!! Sono una lettrice vecchio stampo e non posso fare a meno delle sensazioni olfattive piacevoli che provo sprofondando il mio naso nei libri. Ho bisogno del contatto con il libro, di sottolinearlo o di scrivere qualche nota.
L'e-book mi dà una sensazione di "freddo". 
Ma questo è un mio gusto personale. 
Se può essere utile a diffondere la cultura, ben vengano anche gli e-book.

Bene!, anche questa intervista è terminata! E' stato un piacere parlare con Alessandra (che peraltro io conosco da un po' grazie alla mia pagina Facebook). Spero che lei sia felice del risultato di questo botta e risposta. Io invece mi auguro di poterla intervistare nuovamente in futuro, quando magari avrà pubblicato una sua raccolta di poesie con un'importante casa editrice.
Alla prossima!

lunedì 15 dicembre 2014

IntervistAutore #4: Luca Bortone.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi conosciamo insieme Luca Bortone, classe 1986, autore di Land Grabbing. 

Nome, Cognome, Età.
Luca Bortone, 28 anni.

Professione.
Dopo aver lavorato come redattore per Illustrazione Ticinese, un’importante rivista della Svizzera Italiana, da poco meno di un anno sono diventato assistente di direzione presso una grande ditta attiva nel Canton Ticino. Trascorro le mie giornate aiutando il CFO nei suoi compiti, nonché gestendo attivamente e coordinando in prima persona una serie di progetti.


Aspirazioni professionali.
Non nego che un giorno mi piacerebbe poter vivere di sola scrittura. Il sogno è di poter pubblicare con una grande casa editrice e dedicarmi con tutta la concentrazione necessaria alla mia vera passione: la scrittura di romanzi thriller. Poi, perché no, mi piacerebbe poter insegnare scrittura creativa.

Ti va di raccontarci qualcosa di te?
Oltre alle parole lette e scritte, nutro una vera attrazione per l’acqua. Mare, lago, fiume, piscina: poco importa, basta che esista la possibilità di tuffarsi per godersi un bel bagno. Sarà per questo feeling intenso che, sin dall'età di 10 anni, ho scelto di praticare con costanza uno sport insolito, duro, ma eccezionale e unico: la pallanuoto. Con la squadra della Lugano Pallanuoto ho vinto almeno un titolo nazionale per ogni categoria, dagli Under 9, fino alla serie A. Per non allontanarmi troppo dal mio elemento naturale, ho, inoltre, ottenuto il brevetto da sommozzatore e al momento sto studiando per conseguire la patente nautica, così da poter condurre in navigazione un motoscafo. Da qualche anno, infine, mi dedico anche alla fotografia reflex digitale. Non esiste gita, escursione o vacanza durante la quale non porti appesa al collo la mia fotocamera. Da autodidatta, sto pian piano imparando a gestire questa complessa arte.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Uno dei miei libri preferiti in assoluto è Iceberg, di Clive Cussler, che resta uno dei miei autori preferiti. Dirk Pitt, il suo personaggio principale, mi ha affascinato sin dalla prima lettura. Il romanzo Iceberg è stato il primo libro “da adulto” che ho letto in assoluto. All’epoca avevo 14 anni, ma ricordo il giorno come fosse ieri. Su consiglio di mio padre, ho dato un’occhiata alla libreria. Subito mi sono sentito attratto da quella costa blu. L’ho estratto e ho iniziato a leggere. Da allora non ho più smesso e leggo almeno un libro a settimana.

Avendo la possibilità, con chi ti piacerebbe scrivere un romanzo a quattro mani e perché? 
Mi piacerebbe poter scrivere un romanzo a quattro mani con Donato Carrisi, poiché è lo scrittore di thriller italiano che, a mio modo di vedere, riesce a produrre le opere migliori al momento. Se poi dovessi sconfinare, mi piacerebbe collaborare con James Patterson, con James Rollins o con Lee Child. Da tutti potrei sicuramente imparare moltissimo e i loro consigli varrebbero oro per un esordiente come me.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita? 
La voglia di scrivere è – ne sono convinto – figlia più tardiva di questa mia passione sfrenata per i libri. Ho iniziato mettendo su carta brevi racconti ispirati alle sensazioni del momento o a episodi vissuti durante la giornata. A 24 anni ho compiuto il grande salto e mi sono dedicato alla stesura di un romanzo, portato a termine nel corso di un’estate. Preso dall'euforia per aver apposto l’ultimo punto, ho subito inviato la mia opera ad alcune case editrici, ricevendo in cambio soltanto bocciature. Lo ammetto: a quell'età è stato un duro colpo da assorbire. Per un po’ ho lasciato perdere la tastiera. Tuttavia, si sa, le passioni restano sempre in agguato, pronte a spingerci oltre i limiti, oltre gli ostacoli e oltre le sconfitte. E la voglia di scrivere continuava a crescere e premere. Così mi sono messo a studiare, facendo anche tesoro delle critiche e dei consigli ricevuti.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio? 
I primi racconti risalgono a quando avevo circa 18 anni, ma è verso i 24 che ho seriamente iniziato a scrivere con regolarità, allo scopo di mettere l’ultimo punto al mio primo romanzo.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi? 
Ho scritto tanto, soprattutto racconti, articoli e alcune poesie. Alcuni di essi hanno anche trovato un buon riscontro di critica e pubblico, portandomi a vincere un concorso letterario per racconti noir. Inoltre, un mio editoriale sulla vita in carcere si è visto assegnare un Credit Suisse Award for Excellent Writing. 

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te? 
Resto e resterò sempre convinto che l’editoria abbia bisogno delle case editrici, che con la loro esperienza e con il loro lavoro riescono a tenere alto il livello delle pubblicazioni. Nell’era del self-publishing digitale, chiunque può pubblicare il proprio lavoro e metterlo in vendita sulle maggiori librerie online e definirsi, dunque, scrittore. Io resto dell’idea che uno scrittore abbia bisogno di un editor, che lo affianchi nella sua avventura. Io ho avuto la fortuna di trovare – dopo una lunga e spesso frustrante ricerca – una casa editrice digitale, la Kymaera Edizioni, che intendeva investire nella pubblicazione della mia opera Land Grabbing. Il percorso fatto insieme a loro è stato fantastico e arricchente, che mi ha reso uno scrittore migliore.

Puoi raccontarci brevemente di cosa tratta la tua opera, Land Grabbing?
Vi racconto Land Grabbing brevemente, così come viene presentato di solito. L'integerrimo ispettore di polizia Diego Anastasi indaga sul brutale omicidio di un tecnico informatico. Grazie all'aiuto dell'agente speciale Giulia Ferri, una donna dal passato difficile e poco incline al rispetto delle regole, troverà collegamenti con il presunto suicidio di una studentessa fino a scovare un terribile progetto di land grabbing. L'ispettore non può immaginare che questo caso gli stravolgerà la vita, mettendo in crisi tutto ciò in cui crede e portandolo più volte a rischiare la vita. Un thriller crudo, che esplora il labile confine dell'integrità morale, spesso piegato dal dolore e dalla sete di vendetta. Vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine, scavando nelle profondità dei sentimenti umani fino ai dubbi e alle domande più difficili da approfondire.

Da dove nasce la passione per il thriller? 
La mia passione per i thriller è innata. Sono sempre stato attratto da questo genere di storie, dalla suspense che sanno risvegliare e dalle emozioni che mi fanno provare.

Quanto è stato importante trovare, finalmente, una casa editrice che credeva nella tua scrittura?
Come già accennato, a mio parere le case editrici ricoprono un ruolo fondamentale per garantire la qualità delle opere pubblicate. Trovare la Kymaera Edizioni è stato un sogno che si avvera. Il suo contributo è stato determinante per limare il testo e per poter entrare nel novero delle persone che riescono a farsi pubblicare.

Infine, la fatidica domanda: e-book o libro cartaceo?
Sono un sentimentalista, perciò se devo scegliere, opto per il libro cartaceo. Il solo fatto di poterlo toccare con le dita, di sentire la porosità della carta e il profumo delle pagine è qualcosa di eccezionale. Inoltre, mi piace esporre in casa tutti i libri che leggo, le cui copertine danno un tocco di colore alla stanza. Land Grabbing è per ora solo un’e-book e sono convinto che anche i libri digitali siano un supporto adeguato per trasmettere le stesse identiche emozioni di un libro di carta. Quindi, in sintesi, evviva i libri, poco importa che siano cartacei o elettronici.


Io ringrazio Luca Bortone per avermi concesso questa intervista. A differenza sua, io ancora non mi sono adeguata ai cambiamenti e agli e-book, ma credo che, se un giorno (gli auguro non molto lontano) il suo libro diverrà anche un libro cartaceo, lo leggerò perché mi ha molto incuriosita!
Se volete saperne di più, potete visitare il suo sito internet oppure la pagina Facebook del romanzo. 

domenica 14 dicembre 2014

IntervistAutore #3: Erika Scarano.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi conosciamo insieme Erika Scarano, giovane scrittrice con all'attivo già parecchi lavori interessanti. Leggete cosa mi ha raccontato.


 Nome, Cognome, Età.
Erika Scarano, 24 anni a breve.

Professione.
Studentessa magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata.

Aspirazioni professionali.
Professionalmente Psicologa, ma ciò non toglie che nella vita si possano fare molte più cose.

Raccontaci qualcosa di te.
Mi presento: sono Erika Scarano e sono l’ultima… no, ecco, questo è l’incipit del mio primo romanzo, ma la scrittura è una parte così pregnante della mia vita e di ciò che sono che mi sembra strano non presentarmi tramite ciò che essa rappresenta per me. Naturalmente, oltre alla scrittura e alla lettura, c’è altro, e anzi, mi piace che la vita sia ricca e diversificata, mi piace che non ci si fossilizzi solo su un aspetto. Studio Psicologia, e non potrei esserne più entusiasta, credo che molto spesso si scelga il lavoro solo come via di sostentamento e non come passione da seguire, ma sono del parere che a lungo andare una scelta simile non porti che ad un triste “tirare avanti”, per me incompatibile con la vita. Potrei elencare ciò che mi piace fare, come credo di essere, ma alla fine dei conti, non ci conosce mai veramente. Ma questo non toglie che bisogna provarci ugualmente!

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Questa è sempre la domanda peggiore. Non so sceglierne uno, non saprei nemmeno da dove cominciare per poter operare una scelta finale. Posso dirti però che ci sono alcuni libri particolarmente significativi, che hanno segnato il mio percorso di scrittura e di vita. In primis, “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle. Mi è stato consigliato quando avevo 8 anni da mio padre, ed è stato il primo libro “da grandi” che ho letto e che mi ha subito fatto venire voglia di condensare quello che avevo in testa in un libro, il mio primo tentativo di scrivere un romanzo è avvenuto infatti l’anno dopo. Poi non potrei non citare Pirandello, e in particolare “Uno, nessuno, centomila”, che è senza dubbio uno dei miei autori preferiti (forse sì, fossi costretta, sceglierei lui come autore), ed Hermann Hesse, a cui mi sono avvicinata proprio grazie alle tematiche in parte affini di ricerca di sé contenute nelle opere di Pirandello. Altri due libri che per me sono particolarmente significativi sono “Aut-aut” di Kierkegaard che in qualche modo riesce a farmi commuovere rievocando immagini ancestrali che sento esistere in me, e “La nausea” di Sartre, quando si suol dire “il libro giusto al momento giusto”, letto casualmente, o forse no, nell’esatto momento in cui ne avevo bisogno e condividevo con piena forza ogni singola parola scritta. E infine, non per importanza, ma per associazione di pensieri, Virginia Woolf, della quale mi sono interessata più volte, sia in occasione di una conferenza alla quale sono stata invitata a partecipare anni fa come relatrice, sia nella mia tesi triennale di psicologia, e i cui Diari mi hanno fatto sentire un po’ meno sola.

Tra i tuoi libri e autori preferiti ci sono solo "classici", direi. Hai sempre avuto la passione per i classici oppure è solo un caso?
Sono legata ai classici perché in molti di questi trovo ambientazioni e temi che sento più vicini a me, ma naturalmente non leggo solo quelli. Sono una fan di Harry Potter e per anni mi sono dedicata prevalentemente ai fantasy, specialmente a Marion Zimmer Bradley e Anne Rice, ma i classici sono tesori in cui bisogna scavare per trovare ciò di cui si ha davvero bisogno in un mare di bellezza lucente.

Se potessi uscire a cena con un autore del passato o del presente, chi sceglieresti e perché?
Sarebbe stupendo se solo potessi farlo davvero! Ho sognato più d’una volta di essere seduta davanti a una tazza di tè con Virginia Woolf o a cena con Pirandello. Probabilmente passerei i primi dieci minuti a fissarli incredula ed elettrizzata, prima di riuscire a trovare la lucidità per porre una qualunque domanda. Di entrambi ho letto quasi l’intera bibliografia, ma vorrei sentire dalla loro viva voce cosa davvero ha determinato la visione del mondo che hanno inserito in ciascuno loro scritto. Il senso di malessere e disagio in un mondo poco comprensibile e da cui spesso si sentivano estranei.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Non ho un ricordo preciso del momento in cui ho iniziato a scrivere o a leggere con così tanta passione, ma sono sicura che l’input a scrivere con costanza, a condensare i pensieri sparsi in una storia più articolata, sia nato a 9 anni, quando mi sono cimentata nel mio primo romanzo, rimasto chiuso nel cassetto (e assolutamente rimarrà lì!). Il libro che ha segnato la svolta è stato “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle, regalatomi da mio padre e consigliatomi vivamente perché era stato uno dei suoi libri preferiti da ragazzo. Mi ha rapito completamente, facendomi sorprendere ad ogni pagina della capacità dell’autore di rendere così vivide e reali le sensazioni e le immagini. Ero stata catapultata in un altro mondo senza neppure rendermene conto, e ho capito che quello che sentivo dentro, quello che provavo a scrivere qua e là, andava reso reale. 

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
A nove anni ho voluto provarci e non ho più smesso, ma era ancora solo un tentativo. A 13 anni ho scritto il mio primo romanzo edito, e da allora continuo a scrivere in maniera regolare, continuando a voler rendere reali i pensieri che mi si accavallano in testa, continuando a farlo un po’ per gioco, un po’ perché è pur sempre un continuo tentativo di miglioramento e di comprensione, di se stessi e del mondo.

Il primo romanzo a 13 anni. Una ragazzina prodigio, se si può dire. Una passione impegnativa la scrittura a quell'età. La tua famiglia e i tuoi amici cosa hanno pensato quando hai iniziato a scrivere?
Sembrerà strano, ma non è stata una grossa sorpresa, soprattutto per i miei genitori. Mi avevano visto per anni trascorrere le giornate a leggere e a scrivere, a spendere i miei pomeriggi in libreria alla ricerca di qualcosa che catturasse il mio interesse per tuffarmi in un’altra storia. La sorpresa è derivata più che altro dalla possibilità che ho avuto di pubblicare le mie storie, so che ne sono fieri perché sanno che scrivendo riesco a realizzare quella parte di me che è così dominante nella mia vita che lasciarla sopita sarebbe come limitarmi a sopravvivere. La mia migliore amica ha sempre compreso la mia passione e mi ha supportato in ogni momento della ricerca, leggendo lei stessa tutto ciò che scrivo in modo da poterne ridere e parlare insieme. E confesso che anche adesso ci divertiamo a leggere insieme i miei scritti simulando le voci dei personaggi!

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
“Il segreto di Villa Clamberry – Memorie di un fantasma” è il primo romanzo che ho pubblicato. Si tratta del diario di James Clamberry, un ragazzo che decide di confidare alle pagine la sua intera vita, ma lo fa solo dopo essere morto. Diventato fantasma e costretto a vagare per le stanze desolate della Villa di famiglia a lungo odiata, non può far altro che scrivere e così rivivere, in attesa che qualcosa muti lo stato di quiete in cui si trova intrappolato. Ho amato ogni singolo giorno in cui ho potuto scrivere questo diario. Per alcune ore, ogni giorno, diventavo James, smettevo di scrivere come fossi io, e lasciavo che i pensieri diventassero i suoi. “Madame Bovary sono io” diceva Flaubert, non trovo difficile crederlo. 
“Il circolo della vita”, “Il rogo della strega”, “Tre passi” e “Sospiri d’Ombra” sono invece i romanzi appartenenti alla serie Il Circolo della Vita, una saga sul paranormale che inizia con un gruppo di studenti di parapsicologia che intendono svolgere un progetto di ricerca per indagare le prove della vita dopo la morte. Ma nel corso degli anni e dei romanzi, le loro storie si intrecciano, nuovi personaggi si aggiungono e il problema non sarà più scoprire se qualcosa esiste dopo la morte, ma al contrario, tornare a separare i due mondi, quando ormai vivi e presenze tornate dal passato condividono lo stesso spazio e tempo.
L’ultimo scritto edito è invece “La Fata Perduta”. Non avrei mai creduto di dedicarmi ai racconti o alle favole, ho sempre amato i romanzi e li trovavo il modo a me più congeniale per esprimere quello che vedo e sento e immagino. Ma La Fata Perduta è stata una sfida, un tentativo, come lo è sempre la scrittura, è ho voluto cimentarmi, provando a scrivere un racconto destinato in via prevalente ai bambini, ma che in realtà vuole abbracciare il lato fanciullesco di ciascuno, a prescindere dall’età anagrafica. Come dicevo prima, il tema della ricerca di sé è un argomento che mi è da sempre molto caro, e qui, in questa favola, ho voluto parlarne in chiave allegorica, fornire un invito a chiunque voglia ascoltarlo per far capire che non è mai troppo tardi per essere se stessi, per provare a conoscersi e per iniziare il viaggio alla scoperta di sé. 

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te?
Fin dal primo romanzo ho iniziato la ricerca di una casa editrice, ma in realtà è nato tutto in modo molto casuale. Trovare una cosa editrice non è mai una cosa semplice, soprattutto perché molte rifiutano di prendere in considerazione il manoscritto senza neppure averlo letto o aver guardato quantomeno la sinossi. Avevo finito di scrivere “Memorie di un fantasma” quando ho deciso di farlo leggere ai miei genitori e mia sorella. Mio padre e Cristina lo hanno letto subito, mentre mia madre scherzando mi ha detto che non le piaceva leggere fogli sparsi, e che lo avrebbe letto solo se rilegato e pubblicato. Più divertiti che realmente intenzionati a farlo pubblicare, io e mio padre abbiamo accettato la sfida, proponendolo ad alcune case editrici. Alla fine ho deciso di firmare il mio primo contratto con una casa editrice locale, per poter vivere in prima persona il contatto diretto con il gruppo di lavoro. E sì, alla fine mia madre l’ha letto!

Alla fine tua madre ha letto il tuo libro. Com'è andata? Le è piaciuto?
Alla fine l’ha letto sì, e le è piaciuto molto. Da mia madre ho preso la passione per la lingua italiana e la curiosità per le parole, quindi è stata anche severa nel giudicare l’uso di alcune espressioni piuttosto che altre, ed è un modo di approcciarsi a me che apprezzo tuttora, la critica per aiutare qualcuno a migliorarsi è il miglior modo per far puntare ciascuno al proprio massimo potenziale. Spero che continui a farlo sempre! Anche insiste per voler leggere i miei libri solo dopo la pubblicazione!

Domanda da lettore: e-book o libro cartaceo?
Inizialmente ero una delle sostenitrici del cartaceo in maniera categorica, ma come per tutto non credo esista un concetto assoluto, quindi ho voluto provare l’ebook e devo dire che non è affatto male. È un altro concetto, è un altro metodo di lettura, utile soprattutto da un punto di vista economico e pratico. In viaggio è perfetto, posso portare un’intera libreria senza occupare la valigia solamente con i libri, come in realtà tendo sempre a fare. Credo anche che sia un’ottima possibilità per gli autori esordienti che possono proporre la propria opera a prezzi vantaggiosi, invitando così più lettori a investire nella curiosità piuttosto che a puntare solo su autori già conosciuti.
Nonostante questo non riesco e non voglio rinunciare al cartaceo, amo il profumo della carta e il tocco con le pagine, ogni libro per me è associato anche alla sensazione tattile specifica delle mie mani sulla copertina, del profumo che mi inebria ogni volta che volto le pagine, inizio a leggerlo o lo ripongo sul comodino. Ogni libro viene così a caratterizzarsi non solo per la sua storia ma per l’evento polisensoriale che rimanda a vista, tatto e olfatto. 
Rimango del parere che una cosa non escluda l’altra, un libro è un libro, purché si legga, ognuno è libero di trovare il modo più efficace e adatto a sé.


Io ringrazio di cuore Erika per essersi prestata a quest'intervista. E' stato un piacere intervistarla e conoscerla meglio. Se volete seguirla, potete farlo attraverso la sua pagina Facebook. 

venerdì 12 dicembre 2014

Tag - Reader Problems Book Tag

Scorrendo la mia home di Facebook ho notato questo tag game proposto da Vita di Ci. Ho deciso di partecipare. E' la prima volta per me qui sul blog, ma l'idea mi piace. 

1- Hai ventimila libri nella tua TBR. Come fai a decidere quale sarà il prossimo libro che leggerai?
Questa è la storia della mia vita. Ho sempre tantissimi libri in attesa di lettura, almeno una decina! Quando finisco un libro, mi prendo una mezza giornata di stop dalla lettura o una notte e mi faccio mille piani in testa. Cerco di programmare le letture successive, ma poi alla fine, quando mi avvicino alla pila di libri, ce n'è sempre uno che mi chiama più degli altri e allora scelgo quello. Insomma, non sono io a scegliere il libro, ma è il libro che sceglie me.

2- Sei a metà di un libro e non ti sta piacendo affatto. Lo abbandoni o mantieni il tuo impegno e lo finisci?
Domanda difficile. Solitamente tendo a non abbandonare mai un libro. Se l'ho scelto c'è un motivo e cerco di arrivare in fondo per verificare se ne valeva davvero la pena, anche se nel corso della lettura ho trovato delle difficoltà a procedere. Ovviamente mi è successo di abbandonare un libro. Ci sono stati degli autori (come la Woolf e la Divakaruni) che proprio non riuscivo a leggere, non sono riuscita ad entrare in sintonia con personaggi e situazione, e quindi li ho abbandonati. Ma tendenzialmente il mio motto è: "Mai abbandonare un libro! Arrivare sempre alla fine prima di giudicare!".

3- Si avvicina la fine dell'anno e tu sei lontana dal raggiungere il tuo obiettivo nella challenge di Goodreads. Provi ad accelerare adesso?
Mi piacciono le sfide personali su Goodreads, ma tendo sempre a non pormi obiettivi molto alti. Alla fin dei conti i numeri non sono tutto. Non sei un lettore migliore se leggi 100 libri, se poi sono tutti delle sciocchezze. Meglio leggerne meno, ma di qualità. Quest'anno, come sempre, ho partecipato a due challenge: la sfida sul numero dei libri letti e la sfida sul numero di libri letti in lingua originale. Nella prima ho superato l'obiettivo, mentre nella seconda non sono riuscita nell'intento, ma sono comunque soddisfatta di aver letto qualcosa in lingua straniera anche in questo 2014. Chi si sofferma troppo sui numeri non mi convince. La lettura non è numero, ma qualità. Punto.

4- Le cover di una serie che ami hanno uno stile diverso. Come superi questa cosa?
Io non amo le serie, quindi non è un problema che mi tocca molto. Certo però che avere una serie con copertine diverse per un lettore può essere un trauma. Per esempio, io colleziono (sì!, in questo caso il verbo collezionare è quello giusto) tutti i libri di Paullina Simons. Le copertine si assomigliano tutte, tranne quella di "The girl in Times Square" in prima edizione. Beh, inizialmente ero poco convinta, era troppo diversa, ma in realtà ha il suo perché e me ne sono fatta una ragione dopo aver letto il libro.

5- Tutti, ma proprio tutti amano un libro che a te proprio non piace. Con chi condividi le tue impressioni riguardo a quel libro?
In primis condividerei le mie impressioni in pagina, per vedere le reazioni dei miei fan. Poi ne parlerei con il mio ragazzo, che sopporta sempre i miei monologhi sui libri. Ma alla fin dei conti, che problema c'è nel non condividere un'opinione su un libro? I gusti sono gusti e nessuno può sindacare su questo.

6- Stai leggendo un libro in pubblico e ti viene da piangere. Come ti comporti?
Leggo spessissimo in pubblico e ho imparato a contenermi, anche se qualche volta una risata o un commento mi scappano ancora. Ma piangere in pubblico per un libro non mi è mai successo.


7- Il nuovo volume di una serie che segui è appena uscito, ma hai dimenticato tutto del volume precedente. Come ti comporti? Rileggi il libro precedente? Dai una scorsa alla sinossi? Non leggi il nuovo? Ti limiti a piangere disperatamente?
Se decido di leggere una serie, prima mi assicuro di poter reperire tutti i libri in un lasso di tempo breve, altrimenti aspetto di averli tutti a disposizione. Non mi piace dover aspettare troppo. Un po' perché poi mi dimentico e un po' perché quando scopro una storia vorrei arrivare fino in fondo.


8- Non vuoi che nessuno, NESSUNO, prenda in prestito i tuoi libri. Come fai a dire di no quando ti chiedono in prestito un libro?
Tendo a non prestare i miei libri. Quando capita li presto solo a persone fidate e che vedo di frequente. Con queste persone mi piace condividere le mie passioni e i miei libri, a patto che tornino in breve tempo e perfetti.

9- Blocco del lettore. Nell'ultimo mese hai abbandonato almeno cinque romanzi. Come fai ad uscirne?
Ho vissuto il blocco del lettore solo una volta, dopo aver terminato "Anna Karenina" di Tolstoj. Tutto mi sembrava scritto male, vuoto, sciocco. L'unico modo per uscirne, almeno per me, è aspettare fino a che un libro della pila di quelli in attesa non mi chiama. Inutile continuare ad iniziare libri se non sono quelli giusti. D'altronde, dopo aver incontrato sulla strada da lettore un capolavoro, il distacco va metabolizzato.

10- Stanno per uscire moltissimi libri che muori dalla voglia di leggere. Quanti ne compri veramente?
Difficilmente compro libri appena usciti. Non sono una lettrice da ultima uscita. Se un libro esce oggi, anche se mi interessa, non lo compro prima di alcuni mesi. Sono fatta così. Mi piace di più ricercare qualcosa di diverso, particolare, vecchio anche, piuttosto che rincorrere le nuove uscite.

11 - Dopo aver comprato dei libri che morivi dalla voglia di leggere, quanto devono veramente aspettare sul tuo scaffale prima di essere letti?
Bella domanda! Dipende da quanti altri libri sono in attesa sullo scaffale. Possono passare dei mesi prima che io legga un libro acquistato oppure pochi giorni. Non faccio mai piani, o meglio!, faccio dei piani ma non li rispetto mai. La mia intera vita è pianificata, almeno sulle letture preferisco seguire il caso.

Il tag game è finito. Mi sono divertita molto a rispondere a queste domande che mi hanno permesso di raccontarvi qualcosa in più di me. Se avete un blog e decidete di partecipare, lasciatemi il link al vostro post. Se volete rispondere alle domande, ma non avete un blog, lasciate un commento qui sotto o sotto il post su Facebook.