lunedì 29 dicembre 2014

Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn. Sketch & Breakfast.

Titolo: Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn.
Autore: Sketch & Breakfast. 
Casa Editrice: Edizioni Dentiblù.
Pagine: 96.

Trama: In questo libro, Felinia racconta la storia della sua vita, fin da quando era una bambina e si doveva adattare, già da allora, alle regole della vita sociale. Schivata e snobbata, prima dai suo compagni di classe, poi dalle amiche e infine, e in particolare dai “maschi della specie umana”, cerca in tutti i modi di adeguarsi, di diventare attraente, di tendenza e sexy... proprio come Marilyn. Purtroppo l’amore di Felinia verso la poltrona e la Nutella, non aiuta questo processo di cambiamento. Forse Felinia non riuscirà a diventare come Marilyn, ma a noi piace così: golosa, pigra e totalmente priva di eleganza!



Seguo, non so più da quando, Sketch & Breakfast su Facebook e non mi sono voluta perdere la ghiotta occasione di avere tra le mani un intero volume curato da questi due talentuosi fumettisti: Simona Zulian (in arte Felinia) e Andrea Ribaudo (in arte Ribosio).
Non si tratta di strisce messe una dietro l'altra, ma di una storia ben strutturata e sviluppata, divertente e, a tratti, irriverente. Le risate sono assicurate!

Felinia racconta la sua vita dalla tenera età fino ad oggi. Fin dall'inizio, la piccola Felinia si trova costretta ad affrontare i problemi di una femmina (trucco, parrucco, apparenze,...). Insomma, il sottotitolo potrebbe essere: "Guida pratica alla sopravvivenza di una giovane donna.". 
Per fortuna, non tutte vogliono essere come Marilyn e, quindi, nemmeno l'incontro con la famosa icona di stile cambierà Felinia.

Una nota a parte meritano i tributi alla fine del volume. Singole vignette di moltissimi fumettisti più o meno noti e seguiti che donano un qualcosa in più al volume che già di per sé è bellissimo. 
Perfetto come regalo per fidanzate, mamme, amiche, nonne e per tutti quei maschietti che non hanno paura di sentirsi un po' Felinia.

venerdì 26 dicembre 2014

IntervistAutore #8: Sara Zelda.

Ultimo appuntamento con "IntervistAutore" per questo 2014. Sono un pochino in ritardo con l'uscita di questa intervista, ma spero che per Sara, che conosciamo oggi, non sia un problema! Leggete cosa mi ha raccontato.

Nome, Cognome, Età .
Sara M., in arte Zelda (in omaggio alla moglie di Francis Scott Fitzgerald) , classe 1980.

Professione.
Scrittrice, blogger, casalinga. Per arrotondare insegno l’italiano a domicilio (dato che vivo in Germania).

Aspirazioni professionali.
Mi auguro di potermi dedicare alla scrittura a tempo pieno. Ho una personalità esuberante che mi rende impossibile praticare qualsiasi tipo di lavoro che non sia artistico.

Raccontaci qualcosa di te.
Sono toscana di origine ma dal gennaio 2011 vivo a Monaco di Baviera insieme a mio marito, che è un musicista. Oltre alla scrittura, e naturalmente alla lettura, le mie grandi passioni sono la musica e gli sport in genere. Passivamente seguo soprattutto il calcio: sono una grande tifosa del Bayern München e vado allo stadio ogni volta in cui riesco a trovare un biglietto. Attivamente pratico yoga, arti marziali e pattinaggio su strada e su ghiaccio. Non amo proprio stare ferma, e anche quando leggo un libro di solito passeggio per il mio salotto. La mia valvola di sfogo per eccellenza sono i concerti hardcore punk, che frequento assiduamente insieme a mio marito. 

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
È sempre difficile scegliere un unico libro o un unico autore: come ogni scrittore ho moltissimi amori e riferimenti. Farò uno sforzo sovrumano e indicherò Il grande Gatsby per il libro e Jack Kerouac per l’autore, ma il quadro che ne esce è davvero riduttivo. In generale, sono cresciuta con l’underground americano, che resta il mio principale riferimento, ma sono passata attraverso una serie di folgorazioni che spesso si sono tramutate in amori duraturi: per esempio, in tempi recenti ho scoperto grande affinità di sentimenti con i classici russi, e di pensiero con il filone distopico/fantascientifico tradizionale (non quello alla Hunger games, per capirci, sebbene non disdegni del tutto neppure queste interessanti derive contemporanee).

Oh!, qualcuno a cui piacciono i classici russi come a me. Tutti mi dicono che sono pazza, che i russi sono pesanti e noiosi. Qual è il romanzo o racconto russo che più ti appartiene?
Sono indecisa tra due romanzi di Dostoevskij, I Demoni e L'idiota, che possono essere visti come due facce della stessa medaglia. Di fatto, io li vedo così, ed è per questo che li considero altrettanto rappresentativi della mia personalità. Sono i libri più emozionanti che ho letto negli ultimi due anni, e li sento così strettamente legati non solo alla mia storia ma a quella dell'intera Europa odierna che non ho potuto fare a meno di citarli anche ne I Dissidenti.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Immagino sia nata insieme a me. Ho sempre avuto un’immaginazione ingombrante, e l’esigenza di creare. Naturalmente non ho potuto esercitarla finché non ho imparato a scrivere, ma per fortuna l’ho fatto molto presto, grazie a una scolarizzazione precoce e soprattutto all’educazione di mia madre, una donna estremamente colta che mi ha insegnato ad apprezzare e valorizzare il mio cervello prima di qualsiasi altra cosa.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Solamente da un paio di anni. Prima ho avuto molte difficoltà a perseguire questa strada, ma soprattutto non avevo ancora trovato la giusta fiducia in me stessa. In questo senso devo tutto a mio marito, che ha creduto in me fin dal principio e mi ha messo in condizione di dedicarmi quasi interamente a quello che spero diventerà presto un vero e proprio mestiere.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Al momento solo due. Sono estremamente esigente nei confronti delle mie opere e le cesello con cura prima di pubblicarle. Nel 2013, grazie alle insistenze di una carissima amica e collega, Angela C.Ryan, e ai preziosi consigli della stessa e di Patrisha Mar, ho preso il coraggio per pubblicare una raccolta di vecchi racconti e altro materiale che va sotto il nome di Cronache dalla fine del mondo. Si tratta per lo più di un felice connubio tra esperimenti stilistici e riflessioni filosofiche vomitate di getto in un periodo molto complicato della mia vita, ma il valore potenzialmente universale di quegli scritti li rende forse addirittura migliori di altri lavori su cui sono tornata molte volte, nel desiderio di renderli perfetti.
Lo scorso novembre ha invece visto la luce il mio romanzo I Dissidenti, la cui idea di base si è generata ben sette anni fa, ma a cui ho cominciato seriamente a lavorare solo nel corso del 2012. Si tratta di un’opera fortemente sperimentale, in cui il genere fantasy serve a tracciare un’allegoria della società contemporanea. Ambientato nell'Italia di un ipotetico presente alternativo, il romanzo immagina un mondo in cui la musica pop sia al centro della vita pubblica. L’intera storia recente del nostro paese è stata pertanto riscritta come in un video musicale di MTV. La televisione, su cui la mia generazione è letteralmente cresciuta, è onnipresente, soprattutto negli incubi dei protagonisti.

Da dove ti è venuta l'idea di riscrivere la storia dell'Italia come in un video di MTV? E' una riscrittura molto originale!
L'impatto che la musica pop ha avuto sulla mia generazione è stato fortissimo, forse più di qualsiasi altra cosa. Tutti i ricordi dei miei conoscenti sono legati a una lunga serie di canzoni e credo di poter affermare con una certa sicurezza che un buon cinquanta per cento di ciò che siamo oggi si è formato proprio su MTV. Molti autori del Terzo millennio hanno provato a narrare il legame tra i propri contemporanei e la musica (il primo nome che mi viene in mente: Nick Hornby), ma quest'ultima restava sempre in sottofondo, senza che se ne avvertisse la reale potenza, la funzione di stimolo vitale. Io ho voluto spingermi più a fondo.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidata ad una casa editrice o hai fatto da te?
Li ho auto-pubblicati entrambi tramite Narcissus, una valida piattaforma che garantisce ampia diffusione e che, tra le altre cose, mette a disposizione degli utenti anche un servizio di editing gratuito e professionale per l’impaginazione degli E-book. L’unico punto debole è quello relativo al monitoraggio delle vendite e ai relativi pagamenti, le cui modalità potrebbero venire migliorate, ma per il resto non posso che consigliare questo mezzo a tutti gli autori indipendenti.

Quindi sei felice di aver pubblicato da sola i tuoi lavori? Tornando indietro non proveresti a cercare una casa editrice interessata al tuo lavoro?
In realtà sto già cercando una casa editrice adatta a rappresentare il mio romanzo, nonostante abbia compiuto il primo passo da sola. Purtroppo una fetta consistente del pubblico italiano è ancora stolidamente attaccata ai formati cartacei e per cercare di raggiungerla devo cedere alla stampa, quantomeno di minimi quantitativi: operazione che non mi conviene fare da sola, in quanto i costi sono proibitivi per le mie entrate di emergente. D'altronde, non mi sono presa la briga di scrivere un libro per lasciare che non venisse letto.

Infine, la fatidica domanda da lettore: e-book o libro cartaceo?
Avendo scoperto i molteplici vantaggi dell'E-reader (in termini economici, ecologici e spaziali), torno alla carta soltanto se sono costretta.

Io ringrazio di cuore Sara per essersi prestata all'intervista. Se volete maggiori informazioni, potete contattarla tramite il suo profilo Twitter. 

lunedì 22 dicembre 2014

Nemico, amico, amante..., Alice Munro.

Titolo: Nemico, amico, amante...
Autore: Alice Munro.
Casa Editrice: Einaudi (Super ET).
Pagine: 315.

Trama: In questa raccolta la Munro conferma le sue qualità narrandoci una manciata di esistenze dove avvenimenti inattesi o particolari dimenticati modificano il corso delle cose. Una cameriera dai capelli rossi, nuova arrivata in una vecchia dimora, viene per caso coinvolta nello scherzo di una ragazzina. Una studentessa universitaria si reca per la prima volta in visita a un'anziana zia e, riconoscendo un mobile di famiglia, scopre un segreto di cui non era a conoscenza. Una paziente giovane e in fin di vita trova un'inaspettata speranza di proiettarsi nel futuro. Una donna ricorda un amore brevissimo e che tuttavia ha modificato per sempre il suo vivere.




Non avevo mai letto nulla di Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura nel 2013. In pagina moltissimi fan continuavano a raccomandarmela e allora ho deciso di provare. Non sapevo da dove iniziare. Con tanta convinzione mi era stata consigliata l'autrice, ma nessuno sapeva consigliarmi da dove partire. Ho quindi optato per una raccolta di racconti, più pratica e meno impegnativa rispetto ad un romanzo. 
Ho comprato "Nemico, amico, amante..." a settembre, ma ho aspettato alcuni mesi prima di prenderlo in mano. Ho atteso che il libro mi chiamasse con forza dallo scaffale. Doveva venire il suo tempo.

Ho iniziato a leggere il libro con un po' di diffidenza. Spesso non mi riesce di apprezzare quello che piace a molti. Alla fine del primo racconto ho soltanto pensato "Che amarezza!". Non mi sono persa d'animo e ho proseguito. Alla fine del secondo racconto mi son detta "Caspita se scrive bene!". E alla fine del terzo ero innamorata. Innamorata della scrittura della Munro, così reale e cruda, diretta. Innamorata dei suoi personaggi femminili, senza stereotipi, naturali, veri. 

La Munro ha la grandissima capacità di catturare il lettore con la sua scrittura, di farlo sentire parte del racconto e di descrivere la realtà umana senza scadere nel banale o nel non-vero. I racconti di questa raccolta sono uno più veritiero dell'altro. 

Non saprei dire quale dei 9 racconti mi sia piaciuto di più. Forse l'ultimo, "The Bear Came over the Mountain".  Non so come la Munro sia riuscita a raccontare la malattia in un modo così delicato ed educato da risultare quasi un sogno. 

Io ve lo consiglio. E' un'ottima lettura. Va bene anche assunta a piccole dosi: un racconto al giorno. E' un libro che si può tranquillamente regalare a mamma, nonna, zia, sorella, cugina, amica,... Ogni donna, almeno a tratti, si ritrova nei personaggi femminili della Munro. Perciò leggetelo, regalatelo e consigliatelo!

IntervistAutore #7: Claudio Piras Moreno.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi sono molto orgogliosa di potervi presentare l'intervista a Claudio Piras Moreno. Leggete cosa mi ha raccontato.


Nome, Cognome, Età.
Claudio Piras Moreno, 38 anni.

Professione.
Portiere di notte.

Aspirazioni professionali.
Scrittore, editor, traduttore.

Raccontaci qualcosa di te.
Credo sia poco interessante parlare di me, inoltre sarebbe molto difficile farlo, non saprei da dove iniziare, e mi sentirei persino presuntuoso. Come se a qualcuno potesse importare di sapere della mia vita: un perfetto sconosciuto! È già difficile occuparsi e interessarsi delle persone che ci stanno accanto. E poi che poca cosa raccontare di sé, meglio cercare di raccontare di qualcosa di più vasto, importante, o di un sasso.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Il mio libro preferito è L'uomo che ride. Credo lo sia perché parla di lotta contro i soprusi e la miseria; perché parla d'amore oltre l'apparenza e le difficoltà più nere della vita, un amore pur perseguito a costo di tutto. È un romanzo forte, crudele e commovente. Di riflesso il mio autore preferito è proprio Victor Hugo, di cui ho amato tutti i romanzi.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Credo sia nata quando al tempo delle elementari la mia maestra, Vitalia Tegas (amata e ricordata da tutti), venne a trovarmi in ospedale (vi fui ricoverato per un attacco d'asma) portandomi un libro di Mark Twain, non lo lessi, ma lei ci rimase talmente male che dopo decisi di dedicarmi il più possibile alla lettura. Infine nei temi che ci dava cercavo di impegnarmi al massimo per fare bella figura, ma anche perché i temi che ci dava mi piacevano. Erano a tema libero e potevamo dar pieno sfogo alla fantasia.

Alla fine hai scelto di dedicarti alla lettura, ma hai più letto il libro di Mark Twain che ti aveva portato la tua maestra? 
Sì certo, fu uno dei primi che lessi appena rientrato a scuola, subito dopo l'autobiografia di Martin Luther King, che scovai in casa mia dentro un mobile e che mi emozionò moltissimo.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Dai sedici anni, quando oltre a continuare a scrivere poesie iniziai il mio primo romanzo, un fantasy, ne scrissi due terzi nel giro di un anno. Non lo finii, per questo dovettero passare altri sedici anni, ma perché nel frattempo erano nati in me altri interessi e il fantasy classico non lo sentivo più appartenere al mio mondo, anche se non l'ho mai rinnegato.

Quali generi letterari ti appartengono maggiormente? E cosa ha sostituito il fantasy classico?
Amo un po' tutti i generi, e continuo a non disprezzare il fantasy, sopratutto se scritto bene. Amo la fantascienza, i libri di spionaggio, i classici in generale, la poesia, la filosofia, l'economia, la psicologia. I miei autori preferiti sono: Dostoevskij, Tolstoj, Nabokov, Bulgakov, Kafka, Stendhal, Verne, Hugo, Balzac, Proust, Maupassant, Sartre, Camus, Buzzati, Calvino, Svevo, Emilio Lussu, Grazia Deledda (che amo), Sergio Atzeni, Carlo Levi, Vassalli, Salvatore Satta, Pasolini, Neruda, Esenin, Baudelaire, Mario Benedetti, Alfonsina Storni, Shakespeare, Jerome, Steinbeck, Hemingway, Philip K. Dick, Ray Bradbury, Asimov, Tolkien, Thomas Mann, Freud, Fromm, Goethe, Melville, Philip Roth e Joseph Roth, John Le Carrè, Mo Yan, Haruki Murakami, Yasunari Kawabata, José Saramago, Petronio, Amartya Sen, Schumacher, John K. Galbraiht, e mille altri. Insomma la letteratura d'autore, se così si può definire.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Il primo romanzo che ho scritto, come accennato è Il crepuscolo dei gargoyle, di questo libro posso dire che c'è molta avventura, è un crescendo che culmina nel finale. Ci sono anche tante descrizioni, personaggi particolari e scene molto movimentate. 
Il secondo romanzo è stato Il Signore dei sogni, questo non è propriamente un fantasy, c'è un po' di tutto, metafisica, filosofia, psicologia, scienza e quant'altro. Parla di un'entità che vive nel mondo onirico, che ha assoggettato tutta l'umanità e la tiene soggiogata, almeno nel sonno; e parla di alcune persone che scoprono la sua presenza e cercano di sconfiggerlo, senonché, a complicare il tutto, intervengono due altre entità di cui non si capisce la natura. Due bambine, una minacciosa e aggressiva, e l'altra la cui sola presenza destabilizza tutto il mondo onirico. Per questo romanzo ho ideato varie teorie sui sogni, sul pensiero e sul tempo. È un romanzo onirico nel modo in cui è stato concepito, scritto e per i temi di cui tratta.
Successivamente ho completato una raccolta di poesie, Mare d'ombre, ci sono solo le poesie a me più care, tra cui una decina scritte in spagnolo e tradotte da me stesso a fronte. 
Poi c'è stato Macerie, questo è il romanzo a cui tengo di più, se non altro per il modo in cui è scritto e per le tematiche affrontate. Ho cercato tra le pagine di combinare, l'amore per la natura, che ho sempre sentito fin da piccolo, la poesia, e i grandi problemi dell'uomo. Io credo che attualmente uno dei problemi che affligge l'umanità, e lo farà sempre di più, è quello degli sconvolgimenti climatici. Macerie parla di un'alluvione che distrugge un intero paese, un paese che già da tempo andava perdendo la sua identità. Sotto le sue macerie viene trovato un uomo ancora vivo a distanza di sette giorni dalla frana, ma non si sa chi egli sia, né come sia sopravvissuto... l'uomo inizia a raccontare storie del paese distrutto, ma le storie che racconta non coincidono con quanto gli altri sopravvissuti ricordano. Si crea allora un clima di attesa e di ricostruzione della “storia” attraverso i racconti di vari personaggi di cui l'ultimo superstite parla, e alla fine si delinea la verità; e, sopratutto, il paese scomparso pare ritornare a vivere, le persone sopravvissute, “colpevoli”, paiono espiare le loro colpe. 
Macerie l'ho poi tradotto in spagnolo facendomi aiutare nella correzione da alcune giornaliste madrelingua.

Come mai hai scelto di tradurre il tuo romanzo, Macerie, proprio in spagnolo? 
Perché così me lo sono potuto tradurre io riservandomi la facoltà di decidere come meglio rendere ogni singola frase. Lo spagnolo è senz'altro la lingua straniera che conosco meglio, anche perché mia madre è spagnola, infatti quel Moreno l'ho rubato a mia nonna, persona che ho ammirato tantissimo. Era una donna d'altri tempi che ha fatto di tutto per i figli, che ha patito e sofferto di tutto, ma che fino all'ultimo ha sempre pensato agli altri. Nella vita si è privata d'ogni cosa. Aveva una grande forza, credo fosse la persona più forte che io abbia mai conosciuto.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te?
I romanzi sono stati tutti e tre pubblicati da degli editori, ma per i primi due le esperienze sono state disastrose, per fortuna poi sono riuscito a svincolarmi da quelle case editrici e ora Il Crepuscolo dei gargoyle e Il Signore dei sogni me li sono pubblicati da solo. Mentre per Macerie le cose sono andate molto diversamente. Appena finita la prima stesura del romanzo, tre anni fa, ho provato a mandarlo ad alcuni editori, così, giusto per iniziare a saggiare il campo. Lo mandai a quattro editori e a un'agenzia letteraria di cui avevo letto in internet. A distanza di tre mesi mi chiamò per primo Armando Curcio proponendomi un contratto di pubblicazione, ma tale contratto non mi convinceva. Il giorno dopo (incredibile, di solito le risposte mi arrivavano sempre con il contagocce, o almeno, per gli altri romanzi era stato così) mi chiamò Vicki Satlow, la titolare dell'agenzia che avevo contattato. Infine, anche se le cose non sono andate proprio come sperato (Vicki mandò Macerie a tutti i più importanti editori italiani che le risposero cose del tipo che Macerie era troppo letterario per uno sconosciuto o che non vedevano un mercato per un libro così), alla fine decise di pubblicarlo lei con la sua neonata (allora) casa editrice, la VandA.epublishing, e finora sono abbastanza soddisfatto, anche se è difficile farsi strada.

Secondo la tua personale esperienza, nel 2014, ha ancora senso cercare una casa editrice disposta a pubblicarti oppure il self-publishing è un'alternativa più che valida? Tornassi indietro, pubblicheresti subito da solo i tuoi primi due lavori?
Sì, ha ancora senso perché io credo che la professionalità di certe case editrici un autore da solo non può averla. Un autore per quanto bravo a scrivere ha bisogno di un correttore di bozze, magari anche di un editor e di tanto altro. Non ci si può improvvisare, altrimenti il risultato sarà poco professionale. Per quanto riguarda i primi due lavori tornando indietro me li ripubblicherei io, ma il terzo no. Sono contento d'aver pubblicato con dei professionisti.

Infine, la fatidica domanda: e-book o libro cartaceo?
Credo che per me il supporto non sia tanto importante, l'importante è il contenuto, solo che purtroppo non ho ancora un lettore ebook, quindi leggo sopratutto i cartacei.

Io ringrazio Claudio per essersi prestato a quest'intervista e per averci svelato un po' del suo mondo di scrittore. Se volete avere maggiori informazioni o seguirlo, questo è il suo profilo Twitter. 

sabato 20 dicembre 2014

IntervistAutore #6: Mariasole Maglione.

Nuovo appuntamento con "IntervistAutore". Oggi conosciamo una giovanissima scrittrice, Mariasole. Leggete cosa mi ha raccontato.

Nome, Cognome, Età.
Mariasole Maglione, 17 anni.

Professione.
Frequento la classe quarta del liceo scientifico. Nei pomeriggi invernali e durante l'estate faccio qualche lavoretto, ad esempio dare ripetizioni, fare la babysitter o la cameriera, per guadagnare qualche soldo da mettere da parte.



Aspirazioni professionali.
Sono un'aspirante giornalista/scrittrice/scienziata/ricercatrice. Sì, come si può notare ho ancora le idee piuttosto confuse riguardo al mio futuro! Certamente una volta diplomata intraprenderò il cammino universitario, tuttavia ancora non ho un'idea precisa sul ramo in cui voglio cimentarmi. L'indecisione verte tra qualcosa di più umanistico/letterario (lettere e filosofia o giornalismo) e qualcosa di più scientifico (geologia, ingegneria ambientale o astronomia). Ad ogni modo, via dalla scelta della mia carriera futura, ogni tanto rispolvero ancora il sogno nel cassetto che ho da anni di riuscire a pubblicare con una grande casa editrice e diventare così un'autrice di successo facendo per lavoro ciò che più mi piace fare, ovvero scrivere.

Raccontaci qualcosa di te.
Non mi è mai particolarmente piaciuto presentarmi/scrivere di me, perché nonostante tutto: 1) credo che una persona si debba conoscere, e leggere di lei non è conoscerla, e 2) non ci conosciamo mai abbastanza per essere del tutto sinceri in ciò che scriviamo, e magari tra due giorni già mi pentirò di ciò che ora dirò. Ad ogni modo, ci proverò.
Sono una sognatrice che vive in bilico tra il mondo reale e una dimensione astratta fatta di libri, sogni e tanta immaginazione. Sono molto sensibile ed emotiva e, a detta di tutti, solare e altruista. Vivo di libri (ne ho sempre uno sulla scrivania, sul comodino, nello zaino, sul banco di scuola, in borsa e via dicendo, anche a tavola), di musica (amo cantare), del ritmo della natura (amo osservare le trasformazioni delle nuvole in cielo, le stelle, i tramonti, l'alba invernale) e di frasi svolazzanti e pensieri segreti. Sono una ragazza semplice ma dall'animo fragile e complesso; metto tutta me stessa nelle cose che faccio e di solito penso più agli altri e al bene degli altri che non a me stessa.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Questa è la domanda peggiore per quasi tutti i lettori accaniti. Io, personalmente, sono sempre stata attratta fin da piccola dai romanzi fantasy, e sono una fan di tutte le loro sottocategorie, dall'adventure fantasy all'urban fantasy, al paranormal romance/young adult; ne leggo a valanghe. L'autrice che più mi ha colpito e ispirato nelle mie storie è probabilmente Cassandra Clare con la saga di Shadowhunters, ma amo anche il modo di scrivere e i mondi inventati della nostra Licia Troisi e sono cresciuta leggendo la Rowling. Tuttavia a volte mi piace trattare qualcosa di più "classico", e allora devo assolutamente porre Jane Austen tra i miei idoli, con il suo Orgoglio e Pregiudizio che mi ha fatto e mi fa ancora sognare. Due autori che rimangono nel mio cuore e per cui nutro una profonda stima, infine, sono l'americano John Green, la cui scrittura mi fa impazzire, e ultimo ma non ultimo l'italiano Alessandro D'Avenia: diciamo che, se dovessi andarmene per sempre e potessi portare un solo libro con me, porterei uno dei suoi.

Potendo uscire per un tè con un autore o un'autrice del passato, chi sceglieresti e perché?
Se si dovesse trattare di un autore o un'autrice del passato, probabilmente sceglierei Petrarca. Non nascondo che sarebbe difficile comunicare, non sono una grande amica del volgare del milletrecento,  ma il suo animo difficile e controverso mi ha sempre attirato, così come la lotta interiore tra i beni terreni e qualcosa di più elevato, e mi affascinano molti suoi scritti, in cui si avvertono tutta la tensione e la complessità della sua persona quasi quanto nelle sculture di Michelangelo (altro artista che adoro, anche se non si tratta di un autore). Tuttavia, per un tè forse la mia scelta potrebbe ricadere anche su Jane Austen che, come ho detto in precedenza, è un'autrice che adoro. Ovviamente non la conosco benissimo (magari avessi avuto la fortuna di incontrarla) ma ne ho letto la biografia, e tornare indietro nel tempo all'Inghilterra ottocentesca del preromanticismo significherebbe realizzarmi un sogno.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Fin dalle scuole elementari ero molto brava a scrivere. I miei temi erano lunghissimi e ricchissimi di dettagli, e i "molto volenterosa" in penna rossa della maestra svettavano in bella vista accanto ad ogni voto. Mi dicevano che avevo fantasia da vendere, e io non mi stancavo mai di scrivere storie e soprattutto di leggerne. Ero e sono un topo di biblioteca, e questo mi ha sempre aiutato moltissimo. Penso, comunque, che la passione per la scrittura sia scaturita da me stessa, nel senso dalla me stessa dall'indole timida, introversa, fragile e sensibile, tendente a nascondersi piuttosto che ad esporsi. Se prima scrivevo perché dovevo fare un tema in classe o come compito per casa, poi crescendo ho cominciato a scrivere perché ne sentivo il bisogno, era proprio una necessità primaria e di cui alla fine ho dovuto accettare l'evidenza. Mi sfogavo in quaderni che andavano a sostituire i diari segreti (troppo corti per contenere il torrente impetuoso di parole che mi affollavano il cervello e il cuore) e riuscivo, così, a placare la mia interiorità, che è sempre stata complessa e instabile. La scrittura mi aiutava e mi aiuta ad aprirmi, anche se mi apro con un foglio di carta inanimato, che non può rispondermi ma perlomeno può ascoltarmi, e ciò significa che non mi contraddice e mi lascia manifestare ciò che sento dentro attraverso le parole. È un'emozione indescrivibile a parole, quella di una vera e propria simbiosi con la scrittura. La scrittura, per chi ama scrivere, crea dipendenza come una droga.

Tu sei giovanissima, cosa ne pensa la tua famiglia di questa passione sfrenata per la scrittura?
I miei genitori mi hanno sempre incoraggiato, in tutte le mie scelte e tra loro anche in questa, ovvero nella scelta di alimentare questa dote, di non abbandonarla. Sono brava anche a disegnare e a cantare ma al momento mi sto concentrando soprattutto sullo scrivere, e loro vedono quanto mi piaccia, non protestano se trascorro ore davanti al pc o china su un quaderno, non l'hanno mai fatto. Sono orgogliosi di me per il primo traguardo che ho raggiunto, la pubblicazione di Media Nocte. Poi ho due sorelle più piccole, e la più grande di loro ha la mia stessa passione e ha già iniziato a scrivere un romanzo. Quasi ragazze prodigio, direbbero alcuni... o, forse, solo ragazze con una dote nascosta che hanno scoperto presto e hanno deciso di non perdere. Scrivere mi aiuta moltissimo; anche nei temi a scuola riesco a dire cose che a voce, forse, non saprei spiegare. Ecco perché, credo, i miei genitori non hanno mai osato criticare o scoraggiare la mia voglia di scrivere. Sanno che scrivere, così come cantare o aiutare gli altri o sorridere, mi rende quella che sono, e togliermi questa passione significherebbe annientare una parte di me.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Agli albori della terza media (avevo quindi dodici anni) la professoressa di italiano ci propone di iscriverci in Libero e di creare un blog della classe. Lo facciamo, io mi registro con un nickname anonimo, e dopo un mese o due circa mi viene voglia di fare un blog tutto mio. Da quel che ricordo, è stato da allora che ho iniziato a scrivere "sul serio". Se prima usavo i miei quaderni chiusi a chiave nel cassetto per sfogare ciò che provavo durante il giorno, ora aprivo il computer, scrivevo una storia che contenesse tutto ciò che volevo dire e a volte (non sempre) la pubblicavo, senza il mio nome, e vedevo cosa ne pensavano gli altri. E ottenevo riscontri piuttosto positivi da parte dei blogger e dei viaggiatori della rete. Questo è stato il mio trampolino di lancio, molto probabilmente; da allora non mi sono mai fermata. Scrivo ovunque e qualunque cosa mi passi per la testa, dalla riflessione su una citazione famosa alla frase di sfogo che non posso dire alla persona che ho davanti in quel momento, dall'idea per un libro alla massima che mi salta intesta automaticamente in seguito ad un particolare episodio.

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Ho una chiavetta usb piena zeppa di lavori incompleti, iniziati ma mai finiti. Finora l'unico portato a termine è il romanzo urban fantasy che ho pubblicato quest'estate, Media Nocte, e proprio perché è stato il primo che ho completato ho voluto, con il supporto dei miei genitori, usarlo come start. Media Nocte era una delle storie iniziate e incomplete, sepolte sotto strati di altri file, ma un giorno ho deciso che avevo delle idee abbastanza interessanti per portarla avanti, allora l'ho rispolverato, gli ho dato un titolo e, semplicemente, ho continuato a scrivere, fino a che ho visto finalmente la fine. Ha avuto una elaborazione piuttosto travagliata, oserei dire, ma se così non fosse stato non sarei qui, ora, a parlarne.

Di cosa tratta esattamente il tuo primo romanzo, Media Nocte?
Media Nocte è un romanzo urban fantasy (il primo volume di quella che diverrà probabilmente una trilogia ) che tocca tra le pagine il tema del Bene e del Male e del loro eterno e vicendevole equilibrio. Vi cito in poche righe la trama, per dare un'idea generale della storia: Destiny Bryant ha sedici anni e fa parte di una famiglia di Ribelli: essi hanno il compito di tenere sotto controllo il Popolo delle Ombre, l’insieme di tutte le creature della notte che si nutrono di energie umane. Da un po’ di tempo sono impazzite, e perciò devono essere affrontate: ma il Bene può davvero sconfiggere il Male? Può davvero annientare definitivamente l’opposto della medaglia? Bene e Male coesistono, così come Amore e Odio: non l’uno oscura l’altro, ma l’uno compensa l’altro. Bisogna solo ritrovare l’equilibrio.
Si tratta perciò di una revisione personale del mondo delle creature della notte, in mezzo al quale la protagonista, Destiny, dovrà comprendere cosa davvero rappresentano il Bene e il Male, se due fazioni distinte o una miscela di persone, emozioni, casualità e scelte.
Vorrei specificare che, via dalla storia e dalla trama forse "già sentita" - come alcuni mi hanno detto - ciò che a me sta a cuore, oltre alla caratteristica della scorrevolezza e alle emozioni che può risvegliare dentro al lettore il mio libro (così mi hanno detto le persone che l'hanno letto) è il suo significato, e ciò che traspare dalle righe e dallo spirito ribelle e difficile della protagonista, che rispecchia quasi tutta me stessa. La bellezza di ciò che lascia il romanzo ritengo sia il senso delle scelte che lei e le persone che ama si ritrovano ad affrontare nel corso degli eventi.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidata ad una casa editrice o hai fatto da te?
Come ho detto prima, l'unico lavoro che ho pubblicato, finora, è Media Nocte. Non mi sono affidata ad alcuna casa editrice: ho valutato a lungo la possibilità di contattarne una, anche una di piccola e magari qui in zona, ma visti i tempi lunghi di attesa e la possibilità di una non risposta ho preferito informarmi meglio sul self-publishing, che alla fine ho scelto come soluzione. Ho perciò fatto "da me" utilizzando il sito Lulu per pubblicare il mio romanzo, dopo averne letto le buone recensioni e essere venuta a conoscenza che è sempre più utilizzato anche qui in Italia e che è uno dei migliori siti di auto pubblicazione sia per autori emergenti che per autori già conosciuti.

Per ultimo, la fatidica domanda: e-book o libro cartaceo?
Rispondo senza esitazioni: libro cartaceo.
Ancora non sono riuscita ad abituarmi all'idea di un libro in formato digitale, davvero. I libri sono scritti per lasciare qualcosa ai lettori, certo, ma sono fatti per essere toccati, annusati, sfogliati, consumati! Per esaurirsi a furia di essere riletti. Sono fatti per essere guardati, studiati, citati, messi in bella mostra su una mensola. Ovvio che la bellezza dei libri è in primo luogo il loro contenuto, ma diciamocelo, cos'è un libro senza... il libro? La copertina di mille fatture differenti, la leggerezza e la porosità della carta, il peso di un tomo di mille pagine in confronto a un volumetto di cento pagine, e poi il profumo... il profumo! La fragranza irripetibile della carta stampata, l'odore tenue dell'inchiostro... E i segnalibri sempre diversi, che si adattano magari ad un libro in particolare, e il ricordo vivo di chi ci ha regalato quel dato volume...
Tutto questo, tutta questa vita viene persa per un e-book facilmente scaricabile e più economico? Il piacere di tenere in mano qualcosa di tua proprietà, di cui sarai geloso fino alla morte se andrà in mani altrui, la possibilità di scorrere velocemente le pagine per ritrovare una particolare citazione, la mano che corre all'angolo della pagina nell'attesa trepidante di terminarla e di poterla voltare... Tutte le sensazioni e le emozioni che trasmettono i libri, i libri veri, dove finiscono? Annientate e dimenticate a causa della rivoluzione tecnologica? Abbiamo già perso le vecchie e romantiche lettere, chiuse in una busta magari con un marchio di ceralacca, abbiamo perso l'ansia dell'attesa di un loro arrivo, la felicità di ritrovarle nella buca delle lettere. Ora abbiamo smartphone ultimo modello che ci presentano il simbolo della letterina, e in pochi clic abbiamo letto il messaggio o la mail e risposto...
Un libro è come una persona. Una persona è quello che è grazie al connubio di spirito - carattere, atteggiamento, ideali, principi, scelte, eccetera - e corpo. Un libro è quello che è grazie al connubio di contenuto - storia, tema, argomenti trattati, stile, ritmo, caratteristiche, eccetera - e struttura vera e propria, reale e concreta. Il libro e la persona sono "un'unione di forma e materia, che da la sostanza/l'essenza/il sinolo della cosa stessa", direbbe Aristotele.
Per concludere, via dalla mia caparbietà e dalla filosofia e dalle mie idee legate ad un passato che rimpiango e che rivorrei indietro (forse è strano, detto da una diciassettenne, ma io tornerei volentieri al Medioevo se ciò significasse riavere libri veri e lettere vere), sono una forte e irremovibile sostenitrice del libro cartaceo. Parlo da persona che ha già avuto esperienze con libri letti in pdf al cellulare, pur di concludere una saga visto che in biblioteca non li trovavo (ci ho pianto il cuore a ridurmi così, ma ho fatto un sacrificio in favore della mia curiosità.)
Ecco perché il mio romanzo, probabilmente, non uscirà in e-book. È una scelta personale nel rispetto dei miei ideali.


Anche quest'intervista è terminata. Io ringrazio Mariasole per l'intervista e la disponibilità. Mi ha fatto molto piacere conoscerla e poter intervistare una così giovane scrittrice.
Alla prossima!