venerdì 6 febbraio 2015

La fiera navigante, Livio Garzanti.

Titolo: La fiera navigante.
Autore: Livio Garzanti.
Casa Editrice: Garzanti.
Pagine:162.

Trama: Nel novembre del 1946 parte da Genova una vecchia nave carboniera. Ha imbarcato una piccola folla di italiani che, primi dopo la guerra, attraverseranno l'Atlantico per portare in Brasile e in Argentina le nuove speranze d'Italia. Sono poveri mercanti, ma anche ingegneri, noti uomini d'affari e attori famosi, ex fascisti ed ex partigiani: un vasto campionario dell'Italia di quegli anni incerti. Una Fiera mercato dovrà essere allestita nelle stive. Sulla nave è salito uno studente di filosofia per sfuggire all'autorità di un padre ricco, per lasciare una Milano desolata e per cercare un mondo nuovo che non ha conosciuto la guerra. Nel viaggio il giovane, pur rimanendo estraneo alla gente che gli è attorno, farà un'esperienza di vita tra il reale e il fantastico. E' una storia molto simile a una storia vera, un romanzo d'avventura ma anche un romanzo di formazione. E un documento vivo di un tempo che nessuno più ricorda.



Un libro scritto agli inizi degli anni '90 che ho scovato alla vendita estiva della Biblioteca Comunale. L'ho comprato perché mi attirava moltissimo la copertina e, poi, anche la trama non sembrava affatto male. Invece il libro si è dimostrato una mezza delusione. Ho fatto una fatica terribile a leggerlo. Non credo di averci mai messo tanto a leggere un libro di 160 pagine!
Mi sento di definire questo libro come "un libro anni '90", o almeno a me ha dato questa impressione. Lo stile, la storia, i personaggi, sembrano scritti apposta per un lettore di vent'anni fa. Oggi, lo stile (a tratti pesante, spesso complicato) e il protagonista assumono un aspetto tra il grottesco e il divertente. Negli anni la storia ha perso spessore, non è più una novità.
Melegari, il protagonista, è uno studentello in cerca di...in cerca di cosa bene non si sa! Avventura, forse. Amore. Una nuova vita. Un po' di tutto e un po' di niente. Viaggia per fuggire dal padre, però non disdegna i soldi che papino gli invia oltre mare. Viaggia per avventura, ma nel momento in cui la nave diviene inutilizzabile, ritorna a Milano in aereo con i soldi di papà. Viaggia per fare qualche esperienza amorosa, ma poi vive di un amore platonico fin quasi alla fine del romanzo quando la sua donna se lo fa amante vista la sua famiglia di provenienza.
Da titolo e trama mi ero immaginata una fiera colorata, ricca, animata. E invece di fiera soltanto un riflesso lontano. La fiera, che dovrebbe essere allestita da degli schiavi (che si buttano a mare quando la costa è visibile) nelle stive, viene "allestita" sono sul finale dall'armatore in bancarotta per riscattare la nave. Per il resto del libro, i passeggeri ad ogni porto cercano di svendere vecchi cimeli, giornali o promesse dell'Italia che era stata, a migranti italiani che dell'Italia ricordano ormai solo nome e leggende.

Ho trovato questo libro triste. Tutta la vicenda viene raccontata dal protagonista che, a mio avviso, parte solo per farsi un giro con i soldi di papà (che tanto disdegna, ma che usa). Melegari vive di filosofia e idee. Non conosce la vita vera e nemmeno vuole conoscerla. Parte per distaccarsi dal padre, ma alla fine torna da lui e fa quello che vuole lui. Melegari non è l'eroe del romanzo e un romanzo senza eroe su cosa si regge (e non intendo per eroe colui che salva la donzella e cose così, ma un protagonista solido, sul quale la storia calza bene...)? Il tema del dopoguerra e degli emigranti italiani fanno solo da contorno. Invece avrebbero potuto costituire quel qualcosa in più che avrebbe reso il romanzo più appetibile. La sola storia di Melegari non fa di questo libro un buon libro.

Peccato, pensavo meglio. Ma ogni tanto un libro non soddisfacente ci sta. Voi lo avete letto? Ditemi la vostra! Alla prossima!

martedì 3 febbraio 2015

IntervistAutore #12: Samantha L’Ile.

Nuovo appuntamento con le mie interviste più o meno serie all'autore. Oggi conosciamo una scrittrice che ha scelto come suo pseudonimo il nome Samantha L'lle. Leggete cosa mi ha raccontato!


Nome, Cognome, Età.
Samantha L’Ile (pseudonimo con cui ho scelto di entrare nel mondo editoriale), 37 anni.

Professione.
Impiegata.

Aspirazioni professionali.
Mantenendo i piedi per terra, spero di continuare la mia “vera” carriera lavorativa ricevendo una promozione. Se posso sognare vorrei diventare la prossima J.K.Rowling!

I sogni fanno sempre bene. Ma perché vorresti essere proprio la prossima J.K.Rowling e non un'altra scrittrice?
Ho citato la Rowling solo come esempio di una scrittrice che ha un'infinità di lettori in tutto il mondo. Inoltre adoro i film e credo che una trasposizione cinematografica sia la ciliegina sulla torta del mio super sogno!

Raccontaci qualcosa di te.
Com'è difficile parlare di me! Samantha L’Ile è la mia “identità segreta”, nella vita reale sono la classica donna moderna: moglie, lavoratrice, ma soprattutto mamma. Vivo in provincia di Varese e dopo il liceo linguistico mi sono laureata al Politecnico di Milano in Ingegneria Informatica. Nel mio lavoro macino tanti numeri mentre nel tempo libero mi dedico alle parole.

Oh!, ingegnere! Anch'io sto tentando di laurearmi in Ingegneria. Per esperienza, mi sono spesso vista osservare con diffidenza quando venivo notata a leggere, magari durante le pause tra una lezione e l'altra. Come se chi si occupa di materie scientifiche non possa dedicarsi alla letteratura e ampliare le proprie conoscenze. A te è mai successo?
Al Politecnico avevo un bel gruppo studio e non mi è mai capitato di portare altri testi, forse anche di proposito. Le colleghe donne erano poche e tra i ragazzi non ho mai trovato compagni di lettura con gusti affini ai miei perché loro leggevano solo manuali tecnici (anche io per forza) oppure horror (decisamente non come me!). La passione per i libri la condivido con le donne della mia famiglia, un paio di amiche o in rete.

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Sono una lettrice compulsiva e negli anni ho letto molti generi diversi. Non riesco a scegliere un solo autore/libro preferito, ma sul podio ci sono sicuramente i classici Orgoglio e Pregiudizio, Jane Eyre e Cime Tempestose.

Tre donne. Tre grandi rappresentanti del loro tempo. Tre grandi autrici. Fino ad ora mi hai citato soltanto scrittrici e nessun uomo. E' voluto o è solo un caso?
Apprezzo anche autori uomini, ma ho citato i libri e le autrici che mi sono rimaste nel cuore e che ogni tanto mi viene voglia di rileggere.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Fin da bambina ho sempre desiderato scrivere, anche se mi immaginavo giornalista, e per moltissimi anni ho scritto solo dei diari.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Nel 2012 attraversavo un periodo triste e così un giorno ho aperto un file word e ho cominciato a scrivere la storia dei fratelli Island, su cui fantasticavo da mesi. Da quel momento ho continuato a scrivere in modo costante, nonostante il tempo libero da dedicarvi sia davvero poco. 

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
La serie Le Vicende degli Island è composta da Generazione Magica, Doppio Prodigio e Ultimo Incanto ed è una trilogia paranormal che racconta la storia dei fratelli Island, due protagonisti giovani che nascondono al mondo i loro poteri psichici. Nella serie è molto sviluppato il lato romance.
Coppia di Cuori e Cuori Coraggiosi sono due romanzi rosa contemporanei che raccontano le storie d’amore di due amiche, ma pur essendo legati tra loro sono auto conclusivi.

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te?
Finora ho auto pubblicato (tramite Amazon KDP e Narcissus) la trilogia Le Vicende degli Island e i due romanzi rosa Coppia di Cuori e Cuori Coraggiosi.

E infine, la fatidica domanda, anche se immagino già la risposta: e-book o libro cartaceo?
Da qualche anno leggo solo ebook per comodità e risparmio di tempo, spazio e denaro. Il mio Kindle contiene tantissimi libri e me lo porto davvero ovunque. In casa non saprei dove metterli se fossero tutti in formato cartaceo. Non ho più tempo per vagabondare in libreria o in biblioteca, ma un giretto su Amazon me lo concedo quasi ogni giorno! Ovviamente compro ancora cartacei, soprattutto per i bambini, come i favolosi libri popup o con le caselle da aprire o i puzzle incorporati... Sono bellissimi!


Io ringrazio Samantha per essersi prestata all'intervista. Spero che da questa chiacchierata digitale sia uscito un bel ritratto e che l'autrice ne sia soddisfatta. Se volete contattarla o scoprire qualcosa di più, vi lascio i link al suo blog e al suo profilo Twitter. 

lunedì 2 febbraio 2015

Social Media Book Tag.

Un nuovo tag! Ebbene sì!, li trovo molto carini e mi permettono di raccontarvi qualcosa di me tramite i libri che scelgo. Questo tag l'ho trovato nel blog Alla scoperta di libri che lo ha trovato a sua volta su Youtube e che era stato ideato da Faulty Devices (si lo so, detta così sembra che io stia cantando Alla fiera dell'est, ma tant'è!). Principalmente lo scopo è quello di associare un libro ai vari social network del web! A quel che ne so, il tag è vecchiotto, ma io l'ho scovato ora e quindi ho deciso di farlo! Cominciamo!

TWITTER: Il tuo racconto breve preferito.

Carmilla, Sheridan Le Fanu.
Un racconto gotico, precedente al più noto Dracula di Bram Stoker, scritto divinamente. In questo racconto la protagonista è una vampira (con tendenze lesbo, dicono molti critici). E' davvero molto breve: una sessantina di pagine in tutto nell'edizione che ho io. Infatti non mi sarebbe dispiaciuto se fosse stato un tantino più lungo.






FACEBOOK: Un libro che ti hanno insistentemente consigliato di leggere.

Il gusto proibito dello zenzero, Jamie Ford. 
Ero alla ricerca di un libro coinvolgente dopo aver terminato la trilogia della Simons. Tutti a consigliarmi questo libro. Allora l'ho preso, ma che delusione!
Non ho trovato nulla di quello che speravo. Una bella storia ricca di potenziale, ma scarsamente sfruttata.







TUMBLR: Un libro che hai letto prima che diventasse un fenomeno.

Cercando Alaska, John Green.
Ho letto questo libro prima che l'autore diventasse un fenomeno globale. All'epoca John Green era soltanto un autore esordiente. Oggi invece, soprattutto dopo il grande successo di Colpa delle stelle, tutti leggono i suoi libri. 








MYSPACE: Un libro che non ti ricordi se ti sia piaciuto o meno.

Cuore di tenebra, Joseph Conrad.
Un classico. Letto, forse nel periodo sbagliato, visto che mi trovavo in colonia a fare l'assistente ad un branco di 15 ragazzine in piena adolescenza. Non l'ho capito o forse non l'ho letto con sufficiente attenzione. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma nemmeno il contrario.






INSTAGRAM: Un libro così bello che hai dovuto pubblicarne la foto su instagram.

La sonata a Kreutzer, Lev Tolstoj.
Ok, io Instagram non ce l'ho, ma di questo libro ho pubblicato sui social network foto, frasi, parole, insomma tutto! E' un libro che ho adorato e ho dovuto condividere con il mondo virtuale questa mia adorazione.








YOUTUBE: Un libro che speri divenga un film.

Il cavaliere d'inverno, Paullina Simons.
Essendo il mio libro preferito, non posso che sperare che divenga un film. In realtà la stessa autrice ha rivelato più volte che si sta lavorando per realizzare un film tratto da questo libro. Però, un po' mi spaventa l'idea. Di solito un film non può essere al 100% fedele al libro da cui è tratto, quindi non so quale potrebbe essere il risultato. 






GOODREADS: Un libro che consiglieresti a tutti.

La lettera scarlatta, Nathaniel Hawthorne.
Un classico che pochi leggono. Quasi tutti hanno visto il film con Demi Moore, ma il libro è considerato da pochi. Invece è un piccolo gioiello. Una grande storie d'amore per gli altri e per se stessi. Una grande donna. Un grande esempio in un periodo storico così difficile. Secondo me va letto.







Il tag è terminato. Io spero di avervi fatto divertire e di avervi lasciato qualche buon spunto di lettura. Come sempre, siete tutti invitati a rispondere o a riproporre sul vostro blog questo tag (se non lo avevate già fatto).
Alla prossima!

domenica 1 febbraio 2015

L'eterno dilemma: libro o film? #1.

Primo appuntamento con questa nuova rubrica! Lo scopo è quello di mettere a confronto libro e film e vedere quale dei due è il migliore. Ovvio!, direte voi, il libro batte sempre il film! Ma ne siete proprio sicuri? E' sempre così? Cercheremo di scoprirlo assieme.

Oggi ho scelto di parlavi di Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg e del suo adattamento cinematografico Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, diretto da Jon Avnet.

Il libro.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è un romanzo di Fannie Flagg del 1987. Best seller internazionale, è stato pubblicato per la prima volta in Inghilterra dalla casa editrice Random House.

Il romanzo si sviluppa con una duplice narrazione parallela: in parte viene narrato dalla signora Weems, nel "Bollettino di Whistle Stop", e in parte si dipana attraverso gli aneddoti che l'anziana signora Threadgoode racconta all'attenta amica Evelyn Couch, come quello della storia d'amore tra Ruth e Idgie. Attraverso questi racconti emerge una società degli anni Trenta-Quaranta che, pur cominciando a cambiare, fatica ancora ad accettare la popolazione nera al di fuori dell'ottica della servitù.


Ho letto questo libro un paio di anni fa e l'ho letteralmente divorato, oltre che adorato. Non conoscevo né l'autrice né, tantomeno, il libro, ma un'amica me l'aveva così caldamente consigliato che ho ceduto. E' stato una scoperta molto piacevole. Scorrevole, ben scritto, brillante. L'autrice riesce a descrivere un'epoca ricca e contraddittoria come quella degli anni '30 e '40 in America senza scadere mai nell'ovvio o nel noioso, anzi riesce a catturare l'attenzione e a raccontare una realtà così complessa mantenendo tuttavia uno stile frizzante, fresco e fluido. I personaggi sono eccezionali, così reali. Le donne della storia, poi, sono centro e molla che fa muovere tutto. Da leggere.

Il film.

Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (Fried Green Tomatoes) è un film drammatico del 1991, diretto da Jon Avnet. La storia ruota attorno alla vita di diversi personaggi degli anni trenta abitanti nel Sud degli Stati Uniti d'America, affrontando temi quali l'amicizia e l'amore e cerca di essere una cura contro le insidie dell'esistere moderno. Quattro donne, quattro storie e due generazioni a confronto.
Il film è stato interpretato da Jessica Tandy,  Kathy Bates, Mary Stuart Masterson e Mary-Louise Parker. 

Il personaggio "Artis O. Peavey", particolarmente apprezzato da chi ha letto il romanzo, non appare nel film che ne è stato tratto. Nel romanzo, ogni personaggio importante ha una sua storia passata da raccontare, ma molte di tali storie sono state eliminate nella versione cinematografica. La versione cinematografica ha infine pesantemente oscurato la storia d'amore lesbica fra le due protagoniste, al punto che molti spettatori che non avevano letto il libro non si sono neppure resi conto della sua presenza: il film fa apparire Idgie e Ruth semplicemente come amiche del cuore. L'edizione in DVD del film ha un commento audio in cui il regista riconosce questo fatto, ma sostiene che una scena in cui le due donne hanno un litigio col cibo era intesa come una metafora del fare l'amore fra le due. Nel film, la morte di Ruth è stata resa con una scena romantica tra lei e Idgie. Nel romanzo, Ruth muore assistita da una delle domestiche di colore, Onzell, che le pratica l'Eutanasia con una dose di morfina, all'insaputa di tutti.


Il film mi era piaciuto. Nelle parti che la produzione ha scelto di riprodurre, l'ho trovato abbastanza fedele al libro. Certo, il rapporto tra Idgie e Ruth poteva e doveva essere valorizzato maggiormente, ma forse nel 1991 il tema era ancora considerato parzialmente tabù.

Il verdetto.

Il libro. *****
Il film.   *** e mezzo.

In definitiva vince il libro, anche se il film non è affatto male, anzi ve lo consiglio!

Io spero vi sia piaciuto questo post. Aspetto i vostri commenti e le vostre opinioni. Alla prossima!



venerdì 30 gennaio 2015

La frase della settimana #10.

Eccomi qui, un'altra settimana è passata ed è tempo di un nuovo appuntamento con la rubrica "La frase della settimana". Oggi ho scelto una citazione tratta da Zio Vanja di Anton Čechov, che ancora non ho letto, ma questa frase mi ha fatto venire alla mente moltissimi pensieri e quindi ho deciso di proporvela. Non so se i miei ragionamenti saranno attinenti alla frase e al contesto, ma è quello che la frase mi ispira.


Quelli che vivranno dopo di noi, fra due o trecento anni, e ai quali stiamo preparando la strada, ci saranno grati? Si ricorderanno di noi con una buona parola? Balia, non ricorderanno! 

-Anton Čechov



Siccome ho il sospetto che questo post degenererà e che perderò il filo del discorso, premetto fin da ora che lo sto scrivendo in un momento un po' complicato che non mi permette di vedere tutto sotto la giusta prospettiva. Ciò che scriverò potrà sembrarvi assurdo o troppo pessimistico, quindi mi scuso già adesso. Prendete questo post come il vaneggiamento di una studentessa in sessione d'esame e in lotta con il sistema.

Bene!, detto questo meglio cominciare con le cose serie.
Perché una frase di Čechov? Oggi ho scelto questa frase perché, come sapete bene, io sono convinta che i grandi autori russi abbiano ancora moltissimo da dirci ed insegnarci.
Perché proprio questa frase? Perché in queste poche righe è racchiuso uno dei temi centrali di tutte le generazioni passate e future: chi verrà dopo sarà riconoscente per tutto quello che è stato fatto per migliorare vita, tecnologia, ambiente,...?
La risposta è semplice: assolutamente no! Le generazioni successive non rispettano e non apprezzano ciò che le generazioni prima hanno creato. Basta guardarsi attorno per accorgersene. Abbiamo per caso avuto rispetto del mondo che ci hanno consegnato i nostri genitori? No. Nessuno si preoccupa di preservare, tutti sprecano e usano. Allora come potremo pretendere che i nostri figli, in futuro, apprezzino il mondo che gli consegneremo. E' impossibile, oltre che impensabile.
Chi ha preparato la strada per noi che viviamo negli anni 2000 probabilmente non si aspettava che il suo lavoro e le sue fatiche venissero cestinate in funzione di interessi personali e finanziari (sia a libello familiare che a livello più ampio).

Sarà che in questi giorni sono acida e pessimistica, ma io vedo solo verità nelle parole di Čechov e nessuno spiraglio di redenzione. Forse la prossima settimana, quando sarò più lucida, mi pentirò di aver messo per iscritto questo mio pensiero, ma per adesso la vedo così.
Aspetto i vostri commenti! Alla prossima settimana!