venerdì 12 dicembre 2014

La frase della settimana #5.

Nuovo appuntamento con l'unica rubrica a cadenza settimanale (per ora!) del blog. Questa volta ho scelto una frase della scrittrice Anjali Banerjee. Oggi il mio monologo sarà tutto incentrato sui libri, sul comprare libri, sull'acquisto e l'accumulo compulsivo di volumi. Bene!, è ora di cominciare, altrimenti vi svelo tutto nell'introduzione.



Immagine presa da questo sito.


I libri sono un antidoto alla tristezza.
(Anjali Banerjee)





Come ogni lettore sa benissimo, i libri sono antidepressivi eccezionali. Sono la risposta ad ogni problema. 
Sei triste? Leggi un libro.
Sei stanco? Leggi un libro.
Sei preoccupato? Leggi un libro.
E via così. 
Ed è proprio perché noi lettori conosciamo il potere terapeutico dei libri che continuiamo incessantemente ad acquistarne, sebbene nella nostra camera, per farsi spazio, serve un caterpillar visti quanti volumi ci sono accatastati in ogni angolo.
Sei felice? Compri un libro.
Sei giù? Compri un libro.
Sei depresso? Compri un libro.

E' un circolo vizioso dal quale non sappiamo più uscire. Ogni scusa è buona per comprare un libro ed aggiungerlo alla pila infinita dei libri in attesa di lettura. Ovvio che poi, quando entri in libreria, il libraio (o la libraia) ti guardano felici e ti stendono il tappeto rosso. Quando andiamo da loro spendiamo talmente tanto che solo con la nostra spesa fanno giornata!
Il solo acquistare un volume cambia la giornata di un lettore, anche se poi passeranno mesi prima di leggerlo. La solo presenza di un nuovo libro sugli scaffali cambia completamente l'aspetto della nostra stanza.
I libri sono i nostri migliori amici. Ci capiscono, ci tengono compagnia, ci sono sempre vicini.

Forse pensava a questo Anjali Banerjee quando scriveva questa frase. Una frase da lettrice, da chi ama profondamente i libri e li custodisce con cura, da chi ne conosce l'effetto positivo e terapeutico.
Una citazione che appartiene ad ogni lettore, grande e piccolo, seriale o casuale. Perché un libro rende migliori e rende migliore la nostra vita, sempre.

Perciò, ora che si avvicina Natale, regalate libri. Tanti libri. A tutti. Perché regalare un libro equivale a regalare un amico. E gli amici, si sa, sono rari e preziosi.
Alla prossima!

giovedì 11 dicembre 2014

10 buoni motivi per regalare un libro a Natale.

Mancano due settimane a Natale e, se siete come me, non avete ancora acquistato tutti i regali. La corsa al regalo è sempre più vicina e non avete ancora le idee chiare? Ecco dieci buoni motivi per cui un LIBRO è il regalo perfetto!

Fonte immagine: InWonderBlog.
  1. Un libro è subito pronto all'uso. Non rischierete così di passare tutto il 25 dicembre cercando di incastrare tra loro i pezzi di un improbabile giocattolo, apparecchio elettronico o chissà cosa;
  2. Un libro è facilissimo da incartare. Se, come me, fate parte della categoria "extreme" degli impediti ad impacchettare, un libro è l'ideale. Forma regolare, squadrata, piccolo o medio;
  3. Non potete sbagliare taglia! Sì, avete capito bene. Regalando un libro eviterete l'imbarazzante momento in cui chi riceve il vostro regalo esclama: "Ma questo non mi va bene. Non ci entrerò mai!" (e giù pianti isterici che rovineranno la giornata a tutti);
  4. Un libro è sempre di tendenza. Se si regala un libro scelto con cura, chi lo riceve sarà sempre soddisfatto;
  5. Se dovete spostarvi per Natale, un libro è perfetto per essere trasportato. Occupa poco spazio e non si rompe;
  6. La scelta è infinita. Esiste un libro per tutti, ma proprio tutti, eh! Basta solo avere un po' di pazienza e cercare;
  7. Un libro ha un prezzo accessibile. Comprare un libro si adatta alle tasche di tutti e si ottiene un'ottimo risultato finale;
  8. Regalare un libro ci rende migliori e rende migliore chi lo riceve. Arricchisce spirito, mente e scaffali;
  9. Si può decidere di regalare a tutti quanti un libro. In questo caso non serve affannarsi dentro e fuori dai negozi. Basta entrare in libreria e in un sol colpo si esce con i regali per tutti;
  10. Il libro regalato poi lo potete leggere anche voi, quindi oltre ad arricchire chi lo riceve, con il tempo vi arricchirete anche voi.
Buoni motivi ce ne sarebbero a bizzeffe, ma mi fermo qui. Dieci possono bastare. Se vi va di raccontarmi i vostri buoni motivi, commentate sotto il post, ne sarei felice. 

mercoledì 10 dicembre 2014

Dracula, Bram Stoker.

Titolo: Dracula.
Autore: Bram Stoker.
Casa Editrice: Newton Compton Editori.
Pagine: 446.

Trama: La vicenda è narrata sotto forma di raccolta di scritti di alcuni dei protagonisti del racconto, che inizia il 3 maggio 1890 con il giovane avvocato Jonathan Harker, inviato in Transilvania dal suo capo, Peter Hawkins, per curare l'acquisto di un'abitazione a Londra fatto da un nobile locale: il Conte Dracula. L'inizio del viaggio del giovane, però, è all'insegna del contatto con il mondo superstizioso e pauroso della gente locale, che cerca di scoraggiarlo dall'andare dal Conte, ma nessuno degli sforzi dei civili riesce ad impedire il contatto con il nobile, che si rivela essere un affabile anziano che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra. Con il passare dei giorni alcuni particolari diventano terrificanti, fino alla scoperta del terribile segreto del Conte: egli è in realtà un terribile mostro che si nutre del sangue dei viventi. In una parola è un vampiro, che si accinge ad azzannare la vecchia Inghilterra per prolungare ancora la sua insana esistenza. A questo punto, quando ormai sembra giunta l'ultima ora per Harker, l'azione si sposta in Inghilterra, dove da uno scambio di lettere tra Mina Murray e Lucy Westenra iniziamo a conoscere gli altri protagonisti: John Seward, direttore di un manicomio, Mina, fidanzata di John e la sua amica Lucy (corteggiata da Seward, dal texano Quincey P. Morris e da Lord Arthur Holmwood, col quale si fidanzerà). Mina, quindi, in attesa del ritorno di Jonathan, va a soggiornare a Whithby con Lucy e la sua famiglia: è questo l'inizio di una serie di fatti strani. Sul diario di Mina, infatti, vengono registrati, oltre ad una serie di comportamenti anomali da parte dell'amica, anche il rocambolesco arrivo aWhitby, in un giorno di tempesta, di una nave il cui capitano è stato ritrovato morto e legato al timone. [...] Inaspettatamente Mina viene a sapere che Jonathan, riuscito a fuggire dal castello di Dracula, si trova ricoverato a Budapest e lo raggiunge sposandolo presso un ospizio gestito da suore, per poi tornare in Inghilterra. Intanto la salute di Lucy, che iniziava a peggiorare, subisce un terribile attacco. Seward, allora, non vede soluzione migliore se non quella di chiamare, da Amsterdam, il suo insegnante, l'esimio professore Abraham Van Helsing.  [...] Il gruppo decide di mettersi all'inseguimento del Conte, per distruggerlo definitivamente e salvare l'anima di Mina e si recano a Varna, in attesa della nave su cui viaggia la cassa. Dracula, però, riesce ad evitarli e risale lungo il fiume che costeggia da vicino il suo castello: per prenderlo in trappola i cacciatori si dividono in tre gruppi: Jonathan e Lord Godalming, Seward e Quincey Morris, Van Helsing e Mina. La sfida finale si svolge sulle montagne dove sorge il castello, il 6 novembre 1897, ed è narrata dal diario di Mina. Dopo che Van Helsing ha sterilizzato il luogo e ucciso le spose di Dracula, il professore e Mina si ritrovano con il resto della compagnia ad assediare il gruppo di zingari che scorta la cassa del vampiro. Alla fine, dopo una strenua lotta con gli zingari, poco prima del tramonto, Jonathan e Quincey, morente, sferrano i colpi letali a Dracula, che diventa polvere, non senza un sorriso di sollievo sulle sue stesse labbra. Quest'episodio si conclude con la morte di Quincey Morris, dovuta a una ferita incurabile contratta in combattimento. L'intera vicenda si svolge sette anni prima di quando è raccontata (presumibilmente la data di uscita, 1897) e la chiusura è lasciata a un messaggio di Jonathan, che esprime la sua gioia per la felice conclusione del fatto: sia Arthur Holmwood sia John Seward sono felicemente sposati e Jonathan e Mina sono stati allietati dalla nascita di un figlio. Il bambino porta tutti i nomi di coloro che parteciparono alla distruzione di Dracula, ma viene chiamato dai genitori Quincey, poiché è nato proprio il 6 novembre, nell'anniversario della morte di Quincey Morris.


Romanzo gotico per eccellenza, "Dracula" è stato una scoperta incredibile. Mi sono persa nelle sue pagine fin da subito, catturata dallo stile, dall'ambientazione e dai personaggi. Il romanzo, scritto in forma di raccolta (diario, epistole, telegrammi,...), non stufa mai il lettore, anzi coinvolge a tal punto che più di una volta ho creduto di essere al fianco di Van Helsing oppure seduta su una poltrona a leggere una lettera di Mina. La costruzione del romanzo deve aver richiesto all'autore un gran lavoro perché nulla è lasciato al caso: non sono casuali né la singola data, il fatto o il riferimento, né il personaggio minore che entra in scena senza nemmeno pronunciare una battuta. Nei capitoli finali sentivo l'ansia e la frustrazione dei personaggi, mi sentivo parte della loro avventura. Ho provato con i personaggi e per i personaggi ogni sorta di emozione possibile: paura, sconforto, agitazione, gioia, frustrazione,...
Un libro che, una volta chiuso, mi lascia un vuoto dentro non mi capita spesso. E' per questo che "Dracula" entra di diritto tra i miei preferiti in assoluto. Può anche essere che lo rilegga, ma in tal caso cercherò un'edizione più comoda, perché il Mammut è "leggermente" scomodo da tenere in mano. 

venerdì 5 dicembre 2014

La frase della settimana #4.

Quarto appuntamento con la rubrica "La frase della settimana". Stavolta ho scelto una citazione di Charles Bukowski. Non ho mai letto nulla di suo, ma mi capita spesso di apprezzare sue brevi citazioni trovate qua e là nel web.


È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.
(Charles Bukowski)

Ho optato per una frase sul Natale e sulle Festività visto che ormai è dicembre. Credo sia indicativa di quello che la società attuale è diventata. Siamo una società prettamente consumista, abbiamo perso i valori e il significato del Natale (come di molte altre Feste). Ora starete pensando che sto cadendo nei soliti luoghi comuni,  nelle solite leggende metropolitane.  Ma non è così!  
La società di oggi è una società attaccata all'oggetto. Si comprano regali su regali con settimane di anticipo e ci si dimentica di cosa sia davvero il Natale.
Moltissimi hanno smesso di apprezzare le piccole cose come il fare l'albero tutti assieme o il preparare i biscotti da regalare ad amici e parenti.
Quando mi sento dire che mancano X-giorni a Natale mi sale l'ansia. Tutti a chiedermi cosa regalerò a Tizio e cosa a Caio. Ma io non lo so! Per me il periodo del Natale inizia col fare l'albero, col fare i biscotti di pan di zenzero e col fare dei piccoli sacchettini pieni di dolcetti da donare a chi mi sta vicino. I regali? Di solito arrivo al 20 dicembre che me ne mancano almeno uno o due...

Ogni anno, finiti i saldi autunnali, le vetrine si riempiono di Babbi Natale, renne e tutto il resto. E allora tutti a correre di qua e di là come se Natale fosse il giorno dopo. Che ansia! Questo è terrorismo psicologico!
Io non ci sto. Non ci voglio stare.
Voglio credere che esistano ancora persone che amano fare il presepe, addobbare a festa la propria casa (e perché no!, la propria vita) e compiere piccoli gesti d'amore senza il bisogno di regali da centinaia di euro.
Certo, sarei ipocrita a dire che i regali non fanno Natale. I regali fanno Natale. È bello riceverli e farli, ma non devono essere la preoccupazione principale. Sono un in più.  
E i bambini,  ancor più degli adulti, stanno perdendo lo spirito natalizio. Forse è ora di ridare a questi bambini il Natale. Se gli adulti di oggi riuscissero a recuperare lo spirito natalizio, dimenticando per un po' la frenesia consumistica, gli adulti del domani sarebbero persone più felici.

Il signor Bukowski ha proprio ragione. Le persone si dimenticano sempre di più di che cos'è il Natale. E invece sarebbe bellissimo recuperare la spontaneità, la naturalezza, della Festa, lasciando da parte la corsa all'oggetto. Se molti provassero, non tornerebbero più sulla loro vecchia strada.
Io spero con tutto il cuore di non essere mai stata e di non essere mai in futuro una persona intermittente. Voglio credere di poter rimanere sempre una persona "accesa". E voi? Vi sentite più intermittenti o accesi?

Con questo punto di domanda in sospeso, anche per questa settimana, il mio monologo è terminato. Aspetto i vostri commenti o le vostre critiche (anche se mi auguro non ce ne siano troppe). Alla prossima!

mercoledì 3 dicembre 2014

IntervistAutore #2: Martina Belli.

Secondo appuntamento con le mie interviste più o meno serie agli autori emergenti. Oggi conosciamo Martina, giovane scrittrice che ci racconta un po' il suo mondo.




Nome, Cognome, Età.
Martina Belli, 24 anni.

Professione.
Titolare di una cartolibreria chiamata "L'acchiappasogni".

Aspirazioni professionali.
Spero di diventare un giorno una scrittrice di romanzi!




Raccontaci qualcosa di te.
Sono nata in Toscana e ho vissuto tutta la vita in una bellissima valle chiamata Casentino. Ho studiato Lingue e Comunicazione Interculturale alle superiori, poi ho cominciato l'università di lingue, ma quando ho trovato lavoro ho deciso di non continuare l'università. Due anni fa ho aperto il mio negozio, dove vendo sia articoli di cartoleria che libri. Amo il mio lavoro e nonostante le difficoltà economiche che oggigiorno siamo costretti ad affrontare, spero di non dover mai chiudere! Dopo un paio di amori finiti male, nel 2010 ho conosciuto Riccardo, l'uomo della mia vita. Ci siamo sposati nel 2013 e la vita con lui è meravigliosa! Abbiamo un piccolo bassotto di nome Kimi e spero il prossimo anno di ingrandire la nostra famiglia anche con un bel bambino!

Dato che gestisci un negozio che vende anche libri, qual è la tua impressione sui lettori italiani? Anche secondo te sono in calo e leggono prettamente generi come fantasy, young adult e cose così? E, soprattutto, osservandoli da vicino, sei stata influenzata nel tuo stile di scrittura?
Sinceramente sono molto delusa dai lettori italiani, anche se posso basarmi solo sui lettori della mia vallata. Purtroppo non legge più nessuno: il bambino che deve leggere un libro a scuola, sbuffa e va a cercare il riassunto su internet, i ragazzi leggono solo i libri dai quali è stato tratto il film (vedi Hunger Games, Colpa delle stelle ecc) e gli adulti tirano fuori la scusa del "io non ho tempo!". Ma io non demordo e continuo a tenere più libri possibile nel mio negozio, cercando di seguire le novità e i generi più amati. E devo dire che si, purtroppo Cinquanta Sfumature ha "rovinato" tanti potenziali lettori che adesso vogliono solo libri che parlino di sesso... Quindi la mia analisi conclusiva è: si legge poco e spesso quello che si legge è scritto male ed è semplicemente ciò che in quel momento si trova sull'onda del successo... Gli amanti del libro "scritto bene" sono pochi... In ogni caso credo (e spero) che il mio stile di scrittura non sia stato influenzato dall'opinione del "grande pubblico". Quello che scrivo, lo scrivo perché mi piace: quindi mi dispiace, niente sesso e niente vampiri!

Visto che questo è un blog che parla di libri, vorrei sapere qual è il tuo libro preferito e perché. E magari anche qual è il tuo autore preferito.
Il mio libro preferito è "Mondo senza fine", perché dopo averlo terminato sono passate settimane intere prima che riuscissi a smettere di pensarci. Sono tanti i libri che mi sono rimasti nel cuore, ma nessuno come quello! Il mio autore preferito, di conseguenza, è Ken Follett del quale sto ultimando la collezione di libri!

Se potessi scegliere un autore o un autrice del passato con cui andare fuori a cena, chi sceglieresti e perché?
Se dovessi andare a cena con un autore del passato sceglierei Emile Zola. Sinceramente non conosco la sua storia personale, lo conosco solo attraverso i suoi libri. Era una persona intelligente, attenta, perspicace. Ha descritto il popolo in un'epoca dove solo la borghesia o la nobiltà potevano essere protagonisti di un romanzo: ha reso bello ciò che tendenzialmente si riteneva brutto. Credo che le sue opere siano geniali, addirittura moderne, e spero un giorno di riuscire a leggere la sua intera produzione.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? E da dove pensi sia scaturita?
Ho sempre scritto, fin da piccola. Tengo un diario da quando ero alle medie e crescendo ho anche cominciato a scrivere storie o brevi aneddoti al computer, in una collezione infinita che però nessuno ha mai letto! Credo che questa passione sia nata da mia madre. Anche lei ama scrivere e fu lei ad insegnarmi a tenere un diario dove raccogliere i miei pensieri e, in pratica, la mia vita.

Da quando scrivi in modo regolare e, permettimi il termine, serio?
Dopo un paio di tentativi falliti di scrittura di un romanzo, ho finalmente trovato la giusta ispirazione un anno fa. Mi è servito molto il sostengo di mio marito che ogni sera mi ripeteva: "Hai scritto un po' oggi?", e sono finalmente riuscita ad impegnarmi in questo progetto con più regolarità e serietà.

Potendo scegliere 3 aggettivi per descrivere il tuo stile, quali sceglieresti?
Spontaneo, profondo, caldo (caldo va bene come aggettivo per lo stile?

Quanti lavori hai portato a termine? Ti va di elencarli e raccontarci qualcosa di essi?
Come ho detto, ho tentato un paio di volte a scrivere romanzi, ma poi i lavori sono rimasti lì, inconclusi. Ero alle medie, però, quando riuscii per la prima volta a finire un progetto: scrissi un "libro" (o dovrei dire un racconto) sul Natale. Una ventina di pagine su una ragazzina che visitava il laboratorio di Babbo Natale. Dedicai il libro alla mia famiglia, lo stampai, spillai e lo feci trovare sotto l'albero per Natale. Una soddisfazione indescrivibile.

Qual è l'opera che vorresti aver scritto tu? E perché?
Vorrei aver scritto "La moglie dell'aviatore" di Melanie Benjamin. E' un libro letto di recente, uno storico. Mi piacerebbe un giorno poter analizzare un personaggio storico femminile forte come Anne Morrow, praticamente un'eroina, e renderle giustizia con un romanzo così ben scritto come è, appunto, "La moglie dell'aviatore".

Come hai fatto a pubblicare i tuoi lavori, se li hai pubblicati? Ti sei affidato ad una casa editrice o hai fatto da te?
Non ho ancora pubblicato il mio ultimo lavoro, ma ho intenzione di inviarlo entro dicembre alla commissione di un concorso nazionale promosso dalla Rai, il premio La Giara, dedicato ai giovani scrittori che presentano opere inedite.

Ci vuoi regalare una piccolissima anteprima del tuo ultimo lavoro o è top secret, anzi segretissimo?

Deborah inghiotti, fece un bel respiro ed entrò nel locale prima di Marco. Lo sentì subito. Era l’odore più bello che avesse mai avvertito. Carta, carta stampata, libri. Lo capì ancor prima che Marco accendesse la luce. Davanti a lei presero forma scaffali e scaffali di libri, intere librerie stracolme. Non sapeva cosa guardare. [...] Davanti a lei e fino alla parete in fondo a sinistra librerie altissime fiancheggiavano tre corridoi impolverati. Deborah non riusciva a parlare e Marco rimase in silenzio cercando di non rovinarle il momento. Cominciò a camminare lentamente verso uno dei corridoi. Sopra una grande libreria in legno vi era inciso in corsivo “Romanzi rosa”. Deborah passò le dita sulle copertine scure dei libri sullo scaffale più in basso. Infiniti titoli le passavano davanti agli occhi: Piccole Donne, Cime Tempestose, Therese Raquin, Jane Eyre. E tanti titoli che invece non aveva mai sentito. L’odore di polvere si mescolava a quello della carta un po’ umida lasciata in quel luogo per chissà quanti anni. Non esisteva più niente, non esisteva Lorenzo, non esistevano gli ospedali. Non esisteva più neppure la strada fuori dal negozio. Ogni copertina colorata la stava chiamando e Deborah avrebbe voluto sfogliare tutti quei libri meravigliosi. Libri piccolissimi sembravano nascondersi dietro altri dalle copertine rigide e colorate. I generi le scorrevano davanti agli occhi, in una danza senza fine che la vedeva ora protagonista di un giallo, ora vittima di un horror, ora scaldata dalle parole di scrittori di romanzi rosa. Il Paradiso doveva avere quel calore, quell’odore, quella sfumatura. O comunque qualcosa di molto simile. Sentiva solo i suoi passi rimbombare nei lunghi corridoi deserti e a malapena vedeva il suo respiro condensarsi in nuvolette bianche, davanti ai suoi occhi stupiti.

E infine, la fatidica domanda da lettore: e-book o libro cartaceo?
Libro cartaceo, ora e per sempre. Ho provato a leggere su ebook, piena di buoni propositi e consapevole delle solite cose che si dicono sugli ebook: puoi avere centinaia di libri sempre dietro, non è pesante, gli ebook costano poco... Ma non è abbastanza. Per me il libro cartaceo è migliore. Sono disposta a portarmi in borsa il libro, anche se pesante. Perché niente è come sfogliare le pagine.



Anche questa seconda intervista poco seria, ma, spero, divertente, è terminata. Io ringrazio di cuore Martina per la sua disponibilità. Un grandissimo in bocca al lupo (si può dire? O non si usa più? Boh, non so!) per il Concorso La Giara. Ovviamente, dovesse andar bene, spero vorrà concedersi per una nuova e più seria intervista in anteprima!...
Alla prossima!